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Discorso di S.E.Mons. Mauro Parmeggiani,

Vescovo di Tivoli,

in occasione dell’incontro con il Consiglio Comunale di Tivoli

durante la sua Visita Pastorale

Tivoli, Palazzo San Bernardino, 20 maggio 2016

 

Signor Presidente del Consiglio Comunale,

Signor Sindaco,

illustri Signori e Signore qui presenti,

innanzitutto grazie per le cortesi espressioni di accoglienza che avete voluto rivolgermi in occasione di questo incontro che vorrei definire “tra amici” che, pur con responsabilità e competenze diverse, hanno a cuore il bene delle persone che abitano in questo Comune al di là delle appartenenze religiose, delle ideologie, delle provenienze geografiche e culturali e degli stili di vita personali poiché anche alla Chiesa sta a cuore ogni uomo, tutto l’uomo e tutti gli uomini.

Nei giorni scorsi qualcuno mi ha domandato il perché di questa visita? E’ semplice: dal gennaio 2011 ho iniziato uno degli atti tipici di ogni Vescovo: la Visita Pastorale alle sue comunità parrocchiali. Partito dalle parrocchie più lontane dal centro della Diocesi, sono giunto in questo periodo nelle Parrocchie del centro cittadino dove, il 13 novembre prossimo, in concomitanza con la visita all’ultima Parrocchia che incontrerò – quella della Cattedrale – e la chiusura dell’Anno Santo della Misericordia, concluderò anche la Visita Pastorale a tutte le 84 parrocchie della Diocesi.

Nonostante qualcuno mi avesse suggerito di limitarmi a visitare solo le realtà più strettamente ecclesiali, ho invece deciso di andare “oltre” – in “uscita” come direbbe Papa Francesco - con la speranza di gettare ponti di amicizia leale, dialogo, ricerca insieme delle strade migliori da percorrere con tutti e non solo con gli appartenenti alla vita attiva delle comunità ecclesiali per lasciarmi ferire dalla realtà dopo averla ascoltata meglio e impegnare maggiormente i miei sacerdoti, i diaconi e i tanti fedeli a trovare in ogni ambito le strade migliori per raggiungere insieme il bene comune mettendo, da parte nostra, a disposizione di tutti ciò che la Chiesa Cattolica è ed ha. Impiegando anche più tempo del dovuto ho così potuto visitare molti luoghi di lavoro, di sofferenza e malattia, il REMS di Subiaco ossia i detenuti ed il personale di custodia del nuovo ospedale psichiatrico giudiziario, molti centri anziani, le pro loco, associazioni sportive e bande musicali di molti paesi, tutte le scuole di ogni ordine e grado, le caserme delle forze dell’ordine, molti ammalati nelle loro case, le famiglie, e tutti i Consigli Comunali dei Comuni che da Guidonia ad Arcinazzo, da San Vittorino Romano e i Giardini di Corcolle – in Comune di Roma (certo lì mi sono limitato alle autorità circoscrizionali) – fino ad Arsoli, compongono il diversificato territorio della Diocesi di Tivoli.

Oggi, finalmente, giungo ad incontrare voi. Già ci conosciamo. Da ormai otto anni Tivoli è la mia città e la mia Diocesi. La nostra collaborazione, pur nel rispetto delle competenze e delle diversità di ruoli, mi pare possa definirsi buona ma desideravo incontrarvi per dare ancor più consistenza a quel prenderci cura, insieme, degli uomini e delle donne, dei fanciulli, dei ragazzi, delle famiglie, degli anziani e dei malati che vivono in questo territorio comunale e in questa Città antica, ricca di storia e di bellezze artistiche, naturali ed archeologiche uniche - conosciute ed apprezzate in tutto il mondo - ma anche di tante vecchie e nuove forme di povertà e miserie culturali, morali, di mezzi di sussistenza, di sicurezza economica, di lavoro e di futuro che a volte rendono la vita difficile per molti.

Ci incontriamo in questa antica Casa Comunale nel giorno di San Bernardino da Siena di cui, questo Palazzo, porta il nome.

Frate minore francescano, fu un grande predicatore che giunse anche a Tivoli. Sulle antiche facciate di molte case tiburtine si trova ancora inciso il monogramma JHS che significa Gesù Salvatore degli Uomini, monogramma che ritroviamo anche nella Pala di Sano Di Pietro che ritrae San Bernardino ed è custodita in questo palazzo. Tale simbolo è ciò che il Santo predicava: la pace e la riconciliazione per ogni lotta o dissidio tra opposte fazioni.

Lungi da me dal paragonarmi a lui, anche io vorrei che questa visita fosse per voi e per tutti un invito alla pace e all’unità per la costruzione, la conservazione ed il progresso della casa comune che abitiamo: la nostra Tivoli!

Non vengo certo a farvi la predica ma, con garbo e delicatezza, a porgervi la mano affinché – se lo vorrete – anche la Chiesa, pur con diverse competenze e ben conscia di non doversi assolutamente sostituire all’amministrazione pubblica, si sappia che si sente coinvolta - come concretamente è coinvolta - a costruire, custodire e promuovere la nostra casa comune.

D’altra parte fede cristiana e Città sono sempre state intrinsecamente legate tra loro. E se volessimo pensare a Tivoli senza il cristianesimo sarebbe come togliere l’anima a questa città che tuttavia – sarebbe ingenuo nascondercelo – sta cedendo a quella cultura che fa credere vero solo ciò che è tecnologicamente e scientificamente sperimentabile e ad un relativismo pratico per cui è vero solo ciò che è utile per me, adesso e qui perdendo la passione per la cura del “noi”, per progettare il futuro garantendo speranza per le future generazioni, dimenticando quelle forme di vita buona che hanno fatto grande questa nostra città.

Carissimi, dal mio punto di vista, Tivoli, oggi ha il fiato un po’ stanco ed insieme dobbiamo ridarle fiato, vita, energia e speranza!

Non vorrei fare l’elenco delle cose che non vanno. Non sono qui per questo. Voi le conoscete come me e per certi versi meglio di me. Ma, con rispetto, vorrei porre l’attenzione a certi aspetti del bene comune che dobbiamo perseguire se vogliamo uscire da questo impasse.

Ritengo che di primaria necessità sia che tutti – cristiani o non cristiani, politici e semplici cittadini, italiani o immigrati – impariamo ad amare di più questa che è la nostra casa. Amarla vuol dire innanzitutto abitarla, non solo giudicarla dall’alto ma starci dentro con onestà, passione disinteressata, apprezzando non soltanto ciò che facciamo noi ma anche ciò che fanno gli altri. Non con un campanilismo sterile ma con la capacità di allargare i nostri orizzonti al di fuori delle mura di una Città che pure ha una identità antica e ben consolidata, con la consapevolezza che in un mondo globale nessuno può più nemmeno pensare di salvarsi da solo e risolvere i propri problemi da solo - caso mai approfittando anche del livello culturale semplice di chi per tanto tempo ha preferito chiudersi nella sua realtà senza lasciare che le forze buone entrassero in lei e lei si ponesse in sinergia con le tante forze buone che abitano il mondo -. Quando non c’è questa apertura, piuttosto, c’è il rischio che si insinuino tra noi forze negative, malavitose, corrotte e criminali, non buone e che distruggono dal di dentro.

In questo Anno della Misericordia, Papa Francesco, ammirato da tanti, ha chiesto la “conversione”. Conversione personale e pastorale a noi cristiani, ma io allargherei questo concetto anche a quanti governano la cosa pubblica: occorre una conversione di mentalità e di cultura. Mi spiego: quando arrivai a Tivoli, domandando come mai vi erano tante strade dissestate, luoghi degradati, edifici pubblici anche di recente costruzione abbandonati…, parecchia incuria… mi fu risposto: “A Tivoli se c’è un masso davanti a una porta, tutti si lamentano. Ma se qualcuno lo sposta, tutti si mettono a criticarlo perché lo ha spostato”… So che la mentalità non si cambia con le parole, ma vorrei tanto che questo nostro incontro quanto meno ci aiutasse a cambiare questo modo di pensare e tutti iniziassimo ad amare di più la nostra città, ad amarla abitandola e quindi impegnandoci personalmente, ciascuno in ogni suo angolo e come può, costruendo relazioni capaci, pur nelle diversità politiche, culturali e di convinzioni di fede, a cooperare  per renderla più bella, attraente, vivibile, ben sapendo che la bellezza, la pulizia esteriore, l’attenzione all’ambiente è segno esteriore di comunità che vivono la comunione, che costruiscono sperando in un futuro migliore per i loro figli, che non hanno perso la speranza… è segno di famiglie ed istituzioni che desiderano educare le nuove generazioni a saper discernere ciò che è bene e ciò che è male… e a sentirsi cittadini attivi dei luoghi dove occorre mantenere le radici e non sperare che arrivi al più presto la fine della scuola dell’obbligo o degli studi superiori per fuggire verso la metropoli se non addirittura all’estero, lasciando caso mai che Tivoli diventi solo il proprio dormitorio.

In questo processo – che oserei dire “virtuoso” - la Chiesa c’è!

Sappiatelo!

C’è innanzitutto per i poveri. Sia per quelli tiburtini che per quelli provenienti da fuori ma che vanno accolti, amati e rispettati nella loro dignità.

In questi ultimi anni soltanto la Caritas Diocesana – ben sapendo che tante altre associazioni ed enti benefici operano sul territorio e ai quali va il mio plauso - ha distribuito annualmente 3360 pacchi viveri, 16.425 pasti giornalieri da suddividersi per i 365 giorni dell’anno. Nel 2015 sono stati distribuiti – soltanto nel Comune di Tivoli – 132.000 Euro per primi aiuti a chi non poteva pagarsi le necessarie utenze o spese mediche o per la semplice bombola del gas.

Oltre alla sede diocesana della Caritas, hanno una loro Caritas parrocchiale ben otto parrocchie del Comune: San Lorenzo, San Michele Arcangelo (Gesù), Santa Croce, Sant’Andrea, S.Sinforosa a Tivoli Terme, Villa Adriana, Campolimpido ed una piccola Caritas sta nascendo anche agli Arci.

La Caritas, grazie alle offerte che vengono in gran parte dall’8 per mille alla Chiesa Cattolica e dalla generosità dei fedeli riesce anche a gestire il Gruppo Zero per combattere le dipendenze sempre più diffuse anche qui soprattutto tra i giovani (droga e alcool) ma anche tra gli anziani (ludopatie). Ed inoltre tiene aperto un Centro di ascolto per il lavoro, per l’anti usura, per il prestito della speranza, uno sportello legale, un servizio di accompagnamento e assistenza domiciliare, di assistenza medica volontaria. Inoltre, ormai, è in fase di inizio-attività la Casa di accoglienza S.Chiara per ragazze madri. Infine, anche se non è sul territorio comunale ma a Villanova di Guidonia, la Diocesi si è dotata di un Consultorio famigliare di alto livello e che forma consulenti famigliari anche per altre Diocesi sorelle che vive delle offerte dei fedeli e parte dell’8 per mille alla Chiesa Cattolica con operatori volontari e qualificati a servizio delle famiglie come dei giovani nonché di una Mensa che offre la cena quotidianamente e, nel periodo invernale, un posto letto per 12 poveri, in particolare papà di Tivoli e Guidonia che a causa di separazioni non hanno più una casa dove abitare e dormono in automobile…

Tuttavia solo il nostro sforzo non basta! Il Comune deve prendere le proprie responsabilità ed impegnare più fondi per chi è nel bisogno. Come ebbi a dire al Comune di Guidonia, ripeto anche qui - pur se in un contesto economico differente -: “date meno soldi per portare in giro i Santi”… anche se non ne vedo poi moltissimi… ma datene di più a chi ha bisogno!

Mi congratulo per la bella iniziativa assunta dal Comune circa l’aver dato vita ai “Tirocini lavorativi” che in qualche modo aiutano a lavorare e a ritrovare dignità a chi la sta perdendo. In questo caso l’amministrazione pubblica è stata esemplare e se non sarà possibile utilizzare tali esperienze anche per la manutenzione di servizi della Chiesa, pur ricompensando le spese sostenute dal Comune, bhe, ci avete dato l’idea per costituire esperienze analoghe ed eventualmente integrabili. Il mondo del lavoro tiburtino ha necessità di segnali di fiducia e di sostegno. I commercianti desiderano essere maggiormente ascoltati così come gli imprenditori per poter sviluppare maggiormente le loro attività creando opportunità di lavoro.

La Chiesa, continuando nella mia descrizione, c’è poi per l’opera educativa ed aggregativa “reale” e non virtuale di famiglie, ragazzi e giovani nelle parrocchie sparse sul territorio e con le scuole cattoliche – soprattutto dell’infanzia, primarie e medie – tenute da ottime religiose o buoni fedeli laici.

C’è, mettendo a disposizione la sua forza: lo stare in mezzo alla gente senza giudicare ma per ascoltare la realtà e curarla, per educare al bene, al buono, al giusto, al bello, alla legalità, alle relazioni, alla cura del prossimo, alla solidarietà… Certo, il cammino è lungo, non termina mai, ma la Chiesa – fedele al suo Fondatore – non smette di amare e sostenere la famiglia prima cellula fondamentale della società, di stare accanto a chi è solo e anche a spronare i politici e a chi ha responsabilità pubbliche affinché non perdano mai di vista il perseguimento del bene comune e non si lascino mai tentare dal perseguire interessi personali.

Anche nel mantenimento e nella valorizzazione del patrimonio artistico-culturale, pur con scarsità di mezzi economici, cerchiamo di fare la nostra parte.

Tra pochi mesi daremo inizio al restauro della Cattedrale e – se sarà possibile – anche all’antica chiesa di S.Vincenzo nel centro della città.

Tuttavia mentre sappiamo bene che è compito della Chiesa formare le coscienze dei suoi fedeli anche al senso civico, alla legalità, al bene comune, alla cura dei poveri, degli anziani e dei malati, all’accoglienza dei migranti e rifugiati, al rispetto dell’ambiente e del proprio patrimonio culturale, alla capacità di tenuta della famiglia, all’accoglienza della vita in un paese che vede un inverno demografico pauroso per il futuro dei fanciulli e giovani di oggi… mentre ci stiamo dando da fare anche a costituire progetti di impresa per far lavorare i giovani e non soltanto i giovani in difficoltà, non posso esimermi dal chiedervi che grazie al vostro comune operare, anche insieme alle altre istituzioni cittadine che ho già avuto modo di incontrare (Forze dell’Ordine, Associazioni locali, ecc.) vengano riqualificati i quartieri periferici ed anche centrali (penso al borgo medievale) della città con una maggiore sicurezza pubblica, la messa in sicurezza delle Cartiere, con la presenza degli adeguati servizi pubblici come le scuole e i mezzi di trasporto pubblici, nonché si sostenga la vita di chi abita i vari quartieri promuovendo la coesione sociale delle variegate zone del Comune e migliorando la vita quotidiana ed il vivere insieme della popolazione. In momenti storico-socio-economici come questo che viviamo occorre promuovere la coesione tra persone vicine, la solidarietà e l’aiuto reciproco anche aiutando le molte associazioni presenti sul territorio a vivere ed operare insieme se vogliamo che migliori il vivere della popolazione.

A tal proposito desidero congratularmi per le proposte culturali che in questi ultimi tempi stanno rimettendo Tivoli sulla scena regionale e forse anche nazionale. Penso a “Tivoli chiama”, “Tivoli incontro”, alla Stagione teatrale. La scelta di puntare sulla cultura con il progetto di richiesta del terzo sito UNESCO per Villa Gregoriana potrebbe ancor più favorire il turismo e quindi una ripresa anche economica della città chiamata ormai ad investire di più su questa che pare essere l’unica risorsa rimanente sul territorio. Per questo – mi sia consentito – occorre una vera politica di accoglienza del turista con una sinergia tra commercianti, ristoratori e servizi comunali. Quanto sarebbe bello che i tre siti UNESCO fossero un giorno collegati tra loro rendendo fruibili e visitabili anche i siti minori presenti sul territorio (chiese, mensa ponderarla, siti archeologici minori…), come sarebbe bello che si aprisse il Museo Civico, la Rocca Pia, il Santuario di Ercole Vincitore. Da parte mia non avrei problemi, come già la Chiesa ha dimostrato, di favorire alla visione al pubblico il proprio patrimonio culturale, artistico – religioso.

In una città come la nostra sarebbe poi un vero peccato che l’ambiente venisse trascurato. Papa Francesco, nell’Enciclica “Laudato si” ha fortemente esortato al rispetto dell’ambiente che è casa comune dove o ci salviamo o ci condanniamo insieme. A tal proposito mi congratulo per la riqualificazione dell’ambiente, l’arredo urbano consono ad una città che così desideri chiamarsi.. per la raccolta differenziata che è già stata organizzata in alcuni quartieri e zone del Comune. Una città pulita, con meno cassonetti è certamente più vivibile. Ma serve un ulteriore sforzo – soprattutto nel Borgo Medievale, ricca perla cittadina da riqualificare -.

Signor Presidente, Signor Sindaco, illustri signori e signore. Un ultimo grazie desidero rivolgerlo per l’assegnazione dell’area per la nuova chiesa di Campolimpido. Costruirla sarà un’impresa… economica e non solo … tuttavia poter insediare un centro parrocchiale in un quartiere in crescita è prevenire tanti mali. Un centro di culto è luogo non solo di preghiera ma anche di aggregazione sociale, educazione, carità, incontro tra generazioni e – lo spero – anche di proposta culturale. Altre zone avranno in un prossimo futuro necessità di aree analoghe (gli Arci, Tivoli Terme…): spero che ci impegneremo a facilitarne l’individuazione e l’assegnazione.

Prima di mettermi in ascolto di quanto vorrete dirmi, chiedermi, condividere in spirito di costruttiva e condivisa passione per la città sede della Diocesi, vorrei ancora ringraziarvi e lasciare a questa Casa Comunale il dono di un’acquaforte raffigurante il martirio di S.Lorenzo, Patrono della nostra città e Diocesi.

Al culto di Ercole Vincitore, fu sostituito in epoca cristiana quello di San Lorenzo martirizzato sulla via Tiburtina, tanto grande era la sua fama di santità per essere stato diacono di Papa Sisto e per aver distribuito i beni della Chiesa ai poveri piuttosto che cederli all’Imperatore Valeriano che lo martirizzò sulla graticola.

Sia richiamo per tutti coloro che servono la città ai vari livelli – dal più alto al più umile – a porsi a servizio della comunità. Diacono, infatti, vuol dire servo. E a servizio soprattutto dei poveri di mezzi e di spirito. Ma sia ancor più stimolo ad impegnarci per il prossimo fino a dare la vita, con gratuità, perché solo così si può costruire anche sulle rovine, si può edificare anche là dove i miti pagani o neopagani crollano e sono destinati – lo insegna la storia passata e recente – a crollare, mentre l’amore e la carità, la solidarietà e la fraternità – non per forza cristiane ma semplicemente umane – rimangono. Grazie per avermi ascoltato e per quanto vorrete condividere con me e buon lavoro!

+ Mauro Parmeggiani

Vescovo di Tivoli

 

Giovedì 22 Ottobre 2015 15:05

Lettera Pastorale del Vescovo

Ai sacerdoti, diaconi, consacrati e consacrate, ai fedeli laici della Diocesi di Tivoli

Carissimi, fin dal momento della creazione, la tentazione di sempre dell’uomo, è stata ed è quella di “essere come Dio”. In sé non sarebbe male. Diventa un problema, invece, quando in questa sua aspirazione l’uomo cade nell’errore di non riconoscere Dio quale Creatore e Padre ma, utilizzando impropriamente la libertà donatagli da Dio stesso, egli desidera essere come Dio secondo un’idea sbagliata di Dio.

L’idea falsa e sbagliata di Dio che l’uomo possiede è quella, infatti, della potenza, dell’autorità, della possibilità di esercitare una volontà non rispettosa dell’uomo stesso, dell’altro, del creato, della giustizia e della pace. Un’idea che è stata inculcata nel cuore e nella mente umana fin dalle sue origini dal demonio e che anche oggi si esprime nel linguaggio comune della gente con il detto: “non si muove foglia, che Dio non voglia”.

Mentre l’uomo continua a peccare cercando di vivere perseguendo - consapevolmente o inconsapevolmente - questa falsa idea di Dio, Gesù stesso ci ha rivelato come è Dio e quindi come dovremmo tentare di essere noi. Nel Vangelo di Luca troviamo una espressione emblematica con la quale Gesù definisce il Padre: “siate dunque misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6,36).

È questo ciò a cui, pur con i nostri limiti e peccati, dobbiamo puntare: essere misericordiosi come Dio il quale, ben sapendo che mai arriveremo ad essere come Lui che in Cristo ci ha amati e redenti, continua a riempire quella parte di peccato che sussiste in ciascuno di noi con la sua Misericordia.

Soltanto aprendoci ad essa ed imparando cosa sia la Misericordia facendone esperienza noi cammineremo - anche se con passo lento - verso ciò a cui l’uomo da sempre anela: “essere come Dio”.

Imparare la Misericordia di Dio, sperimentarla, gioire di essa e offrirla deve essere l’impegno di ogni cristiano.

Il Papa, indicendo l’Anno Santo della Misericordia, ci ha come chiamati a vivere alla palestra della Misericordia la quale si conosce non sui libri ma sperimentandola, ricevendola e donandola.

Ho pertanto deciso di offrirvi questa Lettera Pastorale sperando di aiutarvi nel cammino sul quale tutti dobbiamo sentirci impegnati.

Venerdì 04 Settembre 2015 10:07

Scuola di preghiera 2015-2016

- SEGRETERIA -

La Scuola diocesana di preghiera, destinata in modo particolare ai giovani, desidera offrire la possibilità di imparare a pregare pregando, guidati dalla Parola della misericordia nel vangelo di Luca.

Nella fede cristiana pregare è essenzialmente risposta alla Sua Parola, una relazione d’amore in cui il mio amato è mio e io sono suo (cf. Ct 2, 8).

La preghiera avrà la durata di un’ora circa, ancorata alla lettura della Scrittura, si preoccupa di evitare che le parole superino e coprano la Parola.

Dalle ore 20.30 è possibile trovare disponibilità di confessori.

Carissimi,

sono lieto di presentarvi il Calendario diocesano per l’anno pastorale 2015-2016, Anno Santo della Misericordia, elaborato con l’ausilio dei Direttori e Responsabili degli Uffici pastorali della Diocesi.

Alcuni appuntamenti sono stati stabiliti direttamente dal sottoscritto, come, ad esempio, gli incontri con i sacerdoti nelle varie Vicarie della Diocesi o le date delle Visite Pastorali alle parrocchie della I Vicaria che inizieranno nel gennaio 2016, o gli incontri degli organismi di partecipazione diocesani (Consiglio Presbiterale, Consiglio Pastorale, Consulta diocesana delle Aggregazioni Laicali) ecc.

A tutti chiedo di prendere buona nota degli appuntamenti che lo riguarderanno e specialmente ai parroci, ai sacerdoti, ai diaconi, alle consacrate e ai consacrati, ai seminaristi, ai membri dei Consigli Pastorali e degli Affari Economici – sia parrocchiali che diocesani – della Consulta diocesana delle Aggregazioni Laicali, chiedo di prender nota degli appuntamenti che coinvolgeranno la Diocesi o la propria realtà o la loro persona o i loro più stretti collaboratori affinché nessuno manchi agli appuntamenti che ci aiutano a essere sempre più Chiesa in cammino.

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