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Venerdì, 02 Febbraio 2018 19:39

Omelia nella Festa della Presentazione di Gesù al Tempio

Tivoli, Basilica Cattedrale di San Lorenzo Martire, Venerdì 2 febbraio 2018

Carissimi fratelli e sorelle, anime consacrate presenti nella nostra Diocesi!

Celebriamo insieme la Festa della Presentazione di Nostro Signore Gesù Cristo al Tempio.

Dopo quaranta giorni dalla nascita anche il Bambino Gesù, come ogni figlio maschio primogenito, fu portato al tempio per essere offerto – anche se Dio – a Dio stesso e Maria e Giuseppe offrirono per Lui, secondo la legge, una coppia di tortore o giovani colombi. Introdotto nel Tempio quel Bambino fu riconosciuto dal vecchio Simeone e dalla profetessa Anna come il Messia atteso, il Dio che finalmente mantenendo le promesse annunciate dai Profeti, entrava nel mondo per incontrarsi con l’umanità e offrendo se stesso – “anche a te una spada trafiggerà l’anima” …, viene profetizzato a sua Madre anticipando il dolore che dovrà subire sotto la croce del Figlio – darà speranza al mondo. Consacrando se stesso al Padre fino al sacrificio di sé per poi risorgere, farà rinascere il mondo sconvolto dal peccato riempiendolo della Sua luce, la luce che proviene dal Suo sacrificio che non è un sacrificio buio, per la morte … – anche se la attraversa – ma che dà luce, la luce della risurrezione a Lui e a chi Lo accoglie e lascia trasformare intimamente quel tempio che è il proprio cuore, quel tempio che oggi è la nostra Chiesa nella quale tutti i battezzati e in particolare i consacrati e le consacrate devono essere capaci di portare la medesima luce di Cristo e dare speranza a chi vive con il cuore stanco e con qualche vuoto interiore.

Stanco come quello del vecchio Simeone, con un vuoto interiore come poteva essere quello della vedova Anna.

Le candele che abbiamo portato in processione entrando in chiesa ci ricordano il sacrificio di Cristo. Il fuoco consuma la cera come il fuoco del Suo amore per noi lo ha portato a consumarsi sulla croce per l’umanità, Lo ha portato a rendersi totalmente disponibile alla volontà del Padre, al fuoco dell’amore dello Spirito Santo affinché l’umanità assunta da Lui fosse tutta trasformata e riempita di gloria e di luce. Quella gloria che Gesù riceve dal Padre, quella luce che Gesù diventa pienamente quando sulla croce rivela se stesso, attira tutti a sé e risorgendo assicura che con Lui tutti risorgeremo e se fino ad allora potevamo avere paura della morte da allora in poi non più.

Le festa di oggi, care sorelle e fratelli, direi che è come l’anticipo della Pasqua, di quel mistero di passione, offerta, morte e risurrezione che ha dato senso e continua a dar senso alla nostra vita che altrimenti – se fosse destinata solo all’oblio della morte – sarebbe vuota, triste, spenta come spesso siamo noi cristiani, noi consacrati e consacrate quando perdiamo il rapporto vivo e vitale con il Mistero della Pasqua, il Mistero che ci ha attratti e chiamati, lasciandoci prendere dalle tante nostre pure utili attività ma smettendo la nostra preghiera, il nostro rimanere intimamente uniti a quella fiamma del risorto che vuole consumare in una passione amorosa per Lui e per i fratelli la nostra vita come si consumano le candele al calore della fiamma ma per dare luce agli altri, speranza e orientamento nel buio della vita.

Carissime consacrate e consacrati, cari fratelli e sorelle. Il trovarci quest’anno in una Cattedrale che è ormai un cantiere più che una chiesa, dove la luce non è uniforme, dove molte cose sono provvisorie … ci può aiutare plasticamente a vedere noi stessi. Non siamo forse anche noi un cantiere in corso? Le nostre comunità non sono cantieri in corso? La Chiesa non è un cantiere in corso?

Potremmo scoraggiarci nel vedere l’incompiutezza, la decadenza ma attendiamo la fine dei lavori, sappiamo che dopo questo periodo la Cattedrale ci sarà restituita restaurata, ripulita e illuminata …

Ecco, noi, le nostre comunità, il mondo … potremmo sentirci in questi tempi non facili per la vita cristiana, per le vocazioni di speciale consacrazione – specialmente quelle femminili … – un po’ così.

Ma il Signore non ci abbandona. Forse ci vuole restaurare, cambiare – per le anime e per la Chiesa per fortuna non ci sono gli obblighi della Sovrintendenza che chiede di restaurare le cose conservandole senza rinnovarle … – affinché l’incontro che noi abbiamo avuto con Lui nel battesimo e consacrandoci per la via della povertà, castità e obbedienza quale anticipo in terra della vita beata nel Cielo, possa rinnovare il mondo, la Chiesa, le nostre comunità e anche noi.

Se posso chiedervi una cosa: non scoraggiatevi, non perdete la speranza … e abbandonate lo spirito di conservazione che vi induce spesso a ripetere ciò che si è sempre fatto, a non abbandonare le opere, le grandi case … caso mai perché vi hanno vissuto i fondatori ma che poi generano in voi soltanto preoccupazioni economiche impedendovi di dare spazio, tempo, ascolto, all’Unico necessario: Cristo Gesù, morto e risorto per noi, che entra nel tempio della Chiesa, delle nostre comunità, delle nostre vite per riaccenderle di speranza e di luce.

Care sorelle e cari fratelli consacrati con la consapevolezza che essendo cristiani nulla di umano ci è estraneo, come siamo stati chiamati ad andare incontro al Signore, andiamo incontro agli altri e con Lui diventiamo luce che dà speranza a questo nostro mondo.

Paolo ci esorta a far questo non a parole, con bei programmi frutto di qualche Capitolo di famiglia dove parliamo troppo dei nostri affari e lasciamo parlare troppo poco lo Spirito Santo, ma offrendo i nostri corpi come sacrificio vivente affinché la nostra vita, consumata dalla fiamma dell’amore, diventi luce, grazie allo Spirito Santo.

Una luce che deve essere creativa e ascoltare come insegna la Regola di San Benedetto anche chi in comunità è più giovane. Una luce che potrebbe vedervi anche operare maggiormente tra voi, anche se di Congregazioni e Istituti diversi ma con carismi affini, andando a cercare da donne e uomini innamorati di Dio e dell’uomo le persone una ad una affinché in quel dialogo che si chiama direzione spirituale i giovani e le ragazze possano incontrare Colui che vi ha affascinato e chiamato e possano sentire anche loro – se così è volontà di Dio – la dolce parola della chiamata a seguirLo.

Questa sera chiediamo abbondantemente il dono dello Spirito per essere capaci di offrirci agli altri secondo ciò di cui il mondo di oggi ha bisogno. La Lettera agli Ebrei afferma che Gesù ha offerto se stesso al Padre per mezzo dello Spirito e anche noi, ora, per offrire un sacrificio gradito a Dio abbiamo bisogno dello Spirito Santo che ci aiuti a fare discernimento, a vedere, giudicare per poi agire nel mondo in cui viviamo nella maniera più adatta che – vi lancio questa idea: mi piacerebbe che studiaste in un apposito Convegno la cui preparazione e realizzazione vi affido per trovare le modalità per ripensare la vostra presenza in Diocesi – affinché la vostra vita consacrata non sia frustrante, percepita da voi come poco utile, ma grazie alla fiamma dello Spirito sia percepita da voi per primi, da noi che vi guardiamo con stima e da chi vi incontra: bella, santificata, gradita a Dio e quindi genuinamente gioiosa e generosa!

Rallegriamoci dunque in questo giorno di luce e pensiamo che, con l’aiuto dello Spirito Santo, possiamo essere trasformati dal fuoco divino in una luce che rallegra e illumina non soltanto noi stessi, la nostra casa … ma il mondo intero! Amen.

+ Mauro Parmeggiani

    Vescovo di Tivoli