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Sabato, 11 Agosto 2018 11:48

Omelia nella Solennità di San Lorenzo Diacono e Martire

Tivoli, Basilica Cattedrale di San Lorenzo Martire, Venerdì 10 agosto 2018

Signor Sindaco, illustri autorità, cari sacerdoti e diaconi, fratelli e sorelle nel Signore!

Anche quest’anno celebriamo con gioia la festa del Patrono principale della nostra Città e Diocesi: il diacono Lorenzo!

La nostra gioia stasera è arricchita dalla presenza di un bel gruppo di giovani che dopo aver percorso un cammino di alcuni giorni sui passi dei Santi che impreziosiscono la nostra Chiesa locale, sono giunti qui – quale loro ultima tappa – per rendere grazie a Dio, per Cristo, nello Spirito, insieme alla loro Chiesa diocesana, per il dono del santo diacono Lorenzo. Sono qui con noi, e li accogliamo e salutiamo con gioia e affetto, vedendo in loro il presente-giovane e il futuro della nostra Chiesa, prima che domani e dopodomani si congiungano a Roma con altre migliaia di loro coetanei provenienti da tutta Italia per incontrarsi con Papa Francesco, per pregare insieme e prepararsi al Sinodo dei Vescovi che si celebrerà a Roma nel prossimo ottobre per riflettere sul tema: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”.

È bello vedere tra noi dei giovani! Ci dà coraggio, speranza, ci dice che vivere la fede nel 2018 è ancora possibile! Ma ci provoca anche a dare loro nella Chiesa più spazio e più fiducia perché, come ci insegna la vita del nostro Santo Patrono, essi sono capaci di grande generosità e di vita di santità inimmaginabili.

Lorenzo era un giovane. È morto a soli 33 anni. Aveva già consacrato la propria vita a Cristo: era diacono! E aveva già grandi responsabilità nella Chiesa: era il suo tesoriere, incaricato di aiutare i cristiani poveri. Cosa che faceva con grande generosità – come sempre i cristiani hanno fatto e continuano a fare anche al di là delle loro effettive possibilità, checché se ne dica … –. Svolgeva il suo servizio con fedeltà al Papa Sisto II, il suo maestro di vita spirituale, che seguì non soltanto nel vivere la fede ma anche nel testimoniarla fino alle estreme conseguenze: quelle del martirio che Lorenzo subì pochi giorni dopo quello del Papa perché quando, arrestato dai funzionari dell’Imperatore Valeriano che perseguitavano i cristiani e in particolare i Vescovi, i preti e i diaconi, fu obbligato dal giudice a consegnare i tesori della Chiesa del suo tempo (eravamo nel III secolo), chiese qualche giorno, in quei giorni li distribuì ai poveri e malati, poi con loro si presentò al giudice dicendo: “Ecco i tesori della Chiesa”, gesto che lo condannò al martirio su una graticola posta sul fuoco ardente, così come una vita di San Lorenzo scritta da Sant’Ambrogio ci ha tramandato.

Tutto ciò invita ciascuno di noi a recuperare la generosità.

Da parte di noi adulti, affinché coinvolgiamo maggiormente nella Chiesa e anche nella società i giovani, creiamo concrete opportunità per mettere a frutto le loro doti personali, per ricoprire ruoli di responsabilità, per raggiungere la possibilità di avere un lavoro sicuro e non precario, per poter vivere i loro legittimi sogni di futuro. E da parte dei giovani affinché non vivano – come diceva Papa Francesco parlando loro qualche anno fa a Cracovia – come giovani-canapé, ossia sempre sdraiati sul divano, lasciando che altri conducano e decidano per loro e su di loro mentre perdono tempo davanti ad un telefonino o addirittura buttino la loro vita estraniandosi dalla realtà buttandosi nel mondo della droga, dell’alcool, del sesso disordinato, diventandone dipendenti; come delle larve umane …  ma sappiano prendere in mano la propria vita e donarla – come ha fatto Lorenzo, come hanno fatto tanti Santi e Sante di tutti i tempi, come fanno anche oggi tanti cristiani anonimi che donano tutto se stessi a Dio e ai fratelli in umanità. Donano tutto ciò che hanno e che sono a Dio e al prossimo.

Nella seconda lettura della Messa San Paolo promette a chi semina largamente che largamente raccoglierà. Lorenzo ha seminato largamente, certamente ha subito il martirio – non è una grande raccolta se ragioniamo solo umanamente, non è una grande raccolta se ciò che cerchiamo è il successo, la carriera, l’affermazione di noi stessi – ma per il credente è il massimo onore che il Padre celeste in unione con Gesù risorto può concedere a chi crede in Lui fino a questo punto perché per Lorenzo si sono realizzate le parole del Vangelo: “Se uno mi serve, il Padre lo onorerà” e “Dove sono io, là sarà anche il mio servitore”, cioè nella gloria del Padre!

Donare ciò che abbiamo e siamo per servire sapendo che il Signore ama chi dona con gioia. Ma cosa può dare un giovane? In genere non hanno soldi, non hanno un lavoro per guadagnare, cosa possono dare, allora?

La risposta è semplice e vale per loro ma anche per tutti. Possono e devono dare a Dio, alla Chiesa, all’umanità, se stessi! E noi adulti, la Chiesa, le istituzioni, la famiglia, la scuola e l’università, le varie agenzie educative … in rete, insieme, dobbiamo aiutarli in questo. Ascoltandoli innanzitutto nelle loro reali esigenze, accompagnandoli, educandoli affinché arricchiti di fede, di sapere e di “saper fare” possano mettere a frutto con la loro generosità ciò che hanno e ciò che sono.

Nella prima lettura il giusto Giobbe racconta ciò che aveva fatto nella vita e che dovrebbe essere, al termine dell’esistenza, il bilancio di ciascun cristiano: soccorrevo il povero che chiedeva aiuto, l’orfano … infondevo gioia al cuore della vedova, mi ero rivestito di giustizia ed equità, ero gli occhi del cieco e i piedi per lo zoppo, padre io ero per i poveri … Intendiamoci non è che per questo Giobbe sia stato esente dalla prova, anzi sappiamo bene quanto nonostante la sua vita retta abbia sofferto e sia stato provato tanto da chiedersi il perché dato che lui si era sempre comportato da giusto. Ma tanta era la sua fiducia in Dio che tra le prove ha perseverato nella fede in Lui e così lo ha incontrato. Lo ha incontrato non per sentito dire ma perché nella sofferenza e nella prova ha visto il Suo volto, ha sperimentato che l’Unico che rimane vicino e fedele all’uomo anche quando tutto sembra fallire è Dio che non abbandona mai la sua creatura ma caso mai permette la prova affinché in essa si comprenda sempre più che solo Lui e soltanto per Lui vale la pena vivere e morire.

Cari fratelli e sorelle, cari giovani, anche noi potremmo stancarci di amare, di servire, di donare generosamente la nostra vita, ciò che abbiamo e ciò che siamo. Quante prove deve subire anche chi cerca di vivere giustamente! E quanta è grande la tentazione di dire: ma se è così allora Dio dove è? Allora vivo senza di Lui … Perché studiare tanto se poi non trovo lavoro? Perché vivere da cristiano se addirittura nella Chiesa vedo che chi mi dovrebbe dare buon esempio mi è di scandalo? Perché devo dare tempo, energia, vita – caso mai anche consacrandomi per la via del sacerdozio – se poi le cose non vanno come dovrebbero andare?

Il segreto sta nell’aver fede! Nel credere in Dio.

Lorenzo, e tutti i santi e le sante conosciuti o anonimi prima e dopo di lui, hanno potuto dare con generosità la loro vita a Dio e al prossimo perché hanno innanzitutto cercato un senso da dare alla vita. Trovando un senso parziale, che non soddisfa mai pienamente, nelle cose, nella scienza, nella tecnica, negli affetti umani, ecc. hanno continuato a cercare di dare un senso più pieno, che andasse “oltre” alla loro vita e hanno scoperto che Dio, il Dio che ci ha creati, ci ha dotati del libero arbitrio, che ci ama e perdona sempre e incondizionatamente, che in Cristo si è incarnato e rivelato, che ci ha amato fino a morire per poi vincere morte e peccato e assicurarci la vita eterna; quel Dio che non afferreremo mai pienamente ma che risponde pienamente ai desideri del cuore dell’uomo è l’Unico affidabile!

Nell’amicizia con altri cristiani, incontrando dei testimoni più che dei maestri, si sono domandati: perché vivono così? Perché amano, perdonano, danno con generosità – finanche a morire – la loro vita come Lorenzo e tanti altri martiri, o uomini e donne che hanno vissuto e vivono la santità anche oggi? E così andando contro l’eterna tentazione di “vivere come se Dio non esistesse” hanno iniziato a vivere credendo in Dio, nella sua Parola che hanno cominciato a leggere, ascoltare e soprattutto a mettere in pratica e così hanno trovato il senso da dare alla vita. Sì, hanno deciso e ogni giorno pur tra mille difficoltà continuano a decidere di credere. Non a parole ma con i fatti, compromettendo tutto se stessi per Dio e per i fratelli.

Soltanto così, soltanto credendo nel Dio di Gesù Cristo, non in un dio a modo mio, non in un dio-tranquillizzante che annulla i miei desideri e la mia coscienza, non in una religione fai da te, ma continuando a credere nel Dio di Gesù Cristo che ha affidato alla sua Chiesa – santa e peccatrice – guidata dal Successore dell’Apostolo Pietro e dai Vescovi in comunione con lui il compito di annunciare il Vangelo e rendere ancora presente Cristo tramite i sacramenti, che cammina nella storia segnata da santità e peccato, tra gioie e prove; i giovani e non soltanto loro potranno continuare a credere e quindi ad amare come Gesù, interrogandosi su ciò che sono e che hanno e su come mettere generosamente tutto ciò a servizio di Cristo, della Chiesa e del mondo intero.

San Lorenzo, aiuti tutti a tener puntato lo sguardo su Gesù. A continuare a credere nonostante tutto, nonostante che il mondo ci dica di credere soltanto in noi stessi, che tutto è frutto del caso, che Dio è un placebo inventato dagli uomini. Continuiamo a far risuonare all’orecchio del nostro cuore la Parola di Dio, continuiamo a credere che come i primi cristiani – pochi, perseguitati, poveri … – anche oggi insieme, come Chiesa, possiamo dare speranza al mondo, possiamo dare al mondo l’unica ricchezza necessaria per vivere adesso e oltre la morte: Dio! E così trovare innanzitutto la nostra felicità piena e vera che viene dall’essere amati dal Signore che – come abbiamo cantato nel Salmo – ama chi dona con gioia! Amen.

+ Mauro Parmeggiani

    Vescovo di Tivoli