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Domenica, 23 Dicembre 2018 09:00

Omelia della Messa della Notte di Natale 2018

Tivoli, Basilica Cattedrale di San Lorenzo Martire, Lunedì 24 dicembre 2018

Carissimi fratelli e sorelle,

come i pastori del Vangelo, “svegli!”, nel cuore e nel buio della notte, ci troviamo insieme, nella nostra Cattedrale, per celebrare la nascita del Figlio di Dio. Quell’incontro tra Dio e l’umanità che può avvenire soltanto se rimaniamo in questo atteggiamento costante di veglia del cuore e dello Spirito che ci permette di riconoscere la presenza di Dio nella sua Parola, nei sacramenti, quando preghiamo, e attraverso i semi del Verbo presenti e da rintracciare nel cuore di ogni uomo che Dio ama.

Nelle letture di questa Messa il tema centrale è quello della luce che viene a rischiarare la nostra notte, le nostre notti…

Abbiamo ascoltato nel libro del profeta Isaia: “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse” (9,1).

E così Paolo, nella seconda lettura, scrivendo a Tito dice che è apparsa la grazia di Dio, che porta a salvezza tutti gli uomini. Una grazia che ci illumina, insegnandoci – se la accogliamo nel nostro intimo – a rinnegare l’empietà, ossia un modo sbagliato di rapportarci con Dio; e i desideri mondani, vale a dire un modo sbagliato di abitare il mondo.

E infine, narrando la nascita di Gesù, l’evangelista Luca descrive la gloria del Signore che avvolge di luce i pastori.

Siamo dunque nella notte, ma è una notte già piena di luce!

Una luce che rischiara il nostro buio. Una luce che è costituita dal mistero dell’Incarnazione, ossia dal fatto che il Figlio di Dio ha assunto la nostra carne, è entrato senza paura e riserve nella nostra condizione di uomini nascondendosi nel piccolo Bambino di Betlemme.

Vorrei fermarmi con voi, per un momento, a comprendere meglio cosa sia questo buio della notte di cui ci parla la Sacra Scrittura e che Gesù viene a rischiarare.

Non è infatti il buio delle nostre strade che in questi giorni, tra l’altro, sono illuminate a festa. Ma vorrei pensare che è un buio più interiore, quello di una insoddisfazione che spesso ci pervade, di uno smarrimento che a volte sperimentiamo davanti agli accadimenti del mondo, che proviamo quando ci pensiamo autosufficienti e non bisognosi di Dio che ci ha creati e che – nonostante noi – continua ad amarci teneramente e fedelmente. Sì, le nostre strade sono piene di luci, le nostre case e le nostre tavole in festa, ma i nostri sguardi sono spesso assenti, bui, a volte pieni di rabbia, smarriti. I nostri giovani crescono e spesso anche noi camminiamo nonostante siano passati tanti anni dal primo Natale della storia, in questo nulla per cui il nostro mondo, il mondo dei nostri bambini, ragazzi, giovani e anche di noi adulti è diventato quello di una emotività immediata, emotività che ha bisogno sempre di stimoli più forti, di emozioni più forti per vivere. Emozioni che molto spesso portano l’uomo al limite e lo rovinano in felicità fatue che si mostrano incapaci di rispondere ai veri bisogni del cuore.

Vivendo la vita come esperienza circolare e non come cammino, ossia come via verso una meta che è la comunione profonda con Dio che si fa incontro all’uomo per ricondurci alla comunione piena con Lui e quindi con gli altri suoi figli e nostri fratelli, non rimane altro che provare sensazioni sempre nuove, sempre più forti nel tentativo di colmare un vuoto, di illuminare un buio che pervade i nostri cuori nonostante sia Natale ma che è un tentativo fallito fin dall’inizio poiché l’uomo da se stesso non riesce a darsi la vera e imperitura felicità.

Natale, dunque è l’occasione per accogliere la luce dell’Amore di Dio! È la festa nella quale tutti dobbiamo diventare per gli altri come l’angelo di luce di cui ci ha parlato il Vangelo che avvolgendo di luce i pastori ha fatto comprendere loro l’annuncio rassicurante: “Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore”. E in quell’“oggi” ci sono tutti i nostri “oggi”, c’è la nostra storia fino al suo compimento.

I poveri e semplici pastori di Betlemme hanno avuto bisogno dell’angelo per conoscere la via dove andare per trovare la luce che in questa Notte ha rotto per sempre il buio. Per conoscere la via e trovare Gesù che facendosi Bambino si è fatto accessibile all’uomo, ponendosi nella condizione di ogni bambino: ossia di essere accolto tra le braccia di ciascuno di noi.

Così noi, questa sera, siamo invitati ad andare seguendo l’invito dell’angelo del Signore, seguendo i pastori, là dove i nostri cuori possano incontrare Colui che soltanto è capace di illuminare il grigiore dei nostri giorni e dare senso pieno alla nostra vita.

Cari fratelli e sorelle se oggi tanti soffrono, se soprattutto molte persone giovani soffrono, se nel mondo ci sono ancora guerre e divisioni, è perché da più parti si vuole negare la possibilità di questo incontro reale con Dio che illumina e salva l’uomo dal peccato a dalla morte tramite una cultura che si ferma nel dare importanza soltanto a ciò che è materiale, al desiderio sfrenato di possedere, consumare e non permette di cercare ciò che dà la vera gioia, ossia l’incontro con Dio, l’accoglienza della luce che irrompe nel nostro buio personale e storico per rendere più umana la vita, per renderla più bella, più ricca di senso, capace di sognare, e attenta agli altri che stanno intorno a noi … più solidale!

In questo buio, questa sera irrompe la luce!

È il motivo vero della gioia del Natale!

Non è la luce di un sole accecante ma semplice: è la luce di un Bambino che nasce per noi.

È come la luce non di una grande fiamma ma di un piccolo fiammifero. Fiammifero in latino si dice flammam fero: è ciò che porta luce, che genera fiamma. E sapete bene come fa un fiammifero a generare la sua fiamma. Occorre sfregare la sua capocchia contro qualcosa di ruvido. La capocchia infiammata possiamo dunque dire che è il Figlio di Dio che giunge sulla ruvidità dell’umanità per darle bellezza, senso, luce, calore … per infuocarla di amore! Il Figlio di Dio giunge su quella ruvidità che è la nostra libertà usata contro Dio stesso, contro i fratelli e le sorelle in umanità … quella ruvidità che è il nostro peccato, che è la nostra resistenza all’amore che in questa Notte, celebrando la nascita di Gesù, Dio ci assicura per sempre e nonostante le nostre resistenze. Per sempre, assumendo tutto di tali nostre resistenze, fino a patire il male che proviene – come è bene sempre ribadire – dal peccato e dalla morte.

Dio, in un piccolo Bambino, nasce! E come ogni nascita viene a sconvolgerci. A cambiare il senso della storia. Viene con uno sguardo dolce di un bambino … che non  ci fa paura ma che è una scoperta nuova, che è lo sguardo di un nuovo essere che giunge tra le nostre braccia e che come ogni nuovo nato suscita meraviglia e cambia i piani della famiglia che lo accoglie e che in questo caso sono Maria e Giuseppe, sono i pastori, saranno i Magi … ma da allora in poi sarà anche tutta l’umanità di ieri, di oggi e di sempre che è chiamata ad accoglierLo per stare al suo gioco che è quello del dare Amore: l’amore di Dio! E ricevere amore, il nostro piccolo amore.

Quel Bambino con uno sguardo che ci dice amore, perdono, misericordia ci chiede di convertirci a Lui, ci richiama al fatto che un giorno davanti a quello sguardo tenero saremo chiamati a rispondere su come ci siamo lasciati amare, illuminare, riempire della gioia della Sua novità, della novità di un Dio che si è fatto a noi vicino per amarci per sempre, per indicarci la via, per dare senso ad ogni istante della nostra esistenza. E a nostra volta su come avremo amato Lui e i fratelli.

Come i pastori lasciamoci dunque condurre verso il luogo dove è apparsa la luce che illumina il mondo.

Lasciamo che essa incontri il nostro buio interiore. Il buio personale e della storia. Lasciamo che il “Dio con noi” riaccenda e riscaldi i nostri cuori bisognosi non di luci effimere ma della vera luce: quella del Suo Amore divino!

E come i pastori che terminata la luce degli angeli che indicavano la venuta di Dio nel mondo, avranno acceso le loro torce per giungere alla mangiatoia di Betlemme, anche noi accendiamo di gioia, di luce, noi stessi. Riempiamo della luce della ricerca del senso della vita, della ricerca di Dio e del suo Amore che unico non tradisce, le nostre strade, i nostri rapporti, le nostre vie e da stasera diventiamo noi gli angeli che indicano la via verso la gioia che viene soltanto dal “Dio con noi” a tutti coloro, al di là di ogni età, razza, cultura, ceto sociale … che hanno bisogno di incontrare la luce che vince ogni buio, che vince ogni paura, ogni notte oscura della vita. Poniamoci accanto a loro e non smettiamo mai, anche noi che forse se siamo qui qualcosa di tutto questo abbiamo percepito o crediamo di aver percepito, di accompagnarli e di cercare insieme, camminando nella storia, il Figlio di Dio che oggi, nella città di Davide, è nato per noi! Amen.  

+ Mauro Parmeggiani

    Vescovo di Tivoli