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Domenica, 30 Dicembre 2018 10:02

Omelia con il canto del Te Deum 2018

Tivoli, Chiesa di Santa Maria Maggiore, Lunedì 31 dicembre 2018

Signor Sindaco, illustri autorità, sacerdoti, diaconi, fratelli e sorelle nel Signore!

Nella gioia del Natale che la Chiesa prolunga per otto giorni, ci troviamo qui, ai piedi dell’antichissima e tanto venerata Icona della Madonna delle Grazie, per salutare l’anno 2018 che volge al termine, per ringraziare Dio per tutto ciò che ci ha donato nell’anno che finisce e implorare il preziosissimo dono della pace per l’anno che inizia e per tutti i giorni che il Signore concederà ancora alla nostra umanità che non sempre sa riconoscere che tutto ciò che ha e che è viene da Dio e che per questo deve amarlo, custodirlo, e se è buono trasmetterlo a chi verrà dopo di essa.

In questo giorno la liturgia della Chiesa ci rimanda ancora a contemplare la scena della stalla di Betlemme dove, nella mangiatoia, è deposto Gesù appena nato che si fa scoprire dai più poveri: i pastori i quali divengono subito testimoni dell’incontro con Colui che riconoscono, grazie all’annuncio dell’angelo, come il Dio che doveva venire e “cominciarono a glorificare e lodare Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro”.

Ci rimanda agli otto giorni dopo la nascita quando, secondo l’usanza del popolo di Israele – dal quale doveva venire il Messia – Gesù, dai suoi genitori, obbedienti alla Legge del suo popolo, fu fatto circoncidere. Ossia con un taglio nella carne fu inserito per sempre nel popolo eletto e al quale fu dato il nome: Gesù. Il nome che era stato già scelto da Dio per lui perché quel nome significa la sua missione: “Dio salva!”.

E ancora, il Vangelo, ci rimanda a Maria. Gesù è nato sotto la Legge – abbiamo ascoltato – ed è “nato da donna”. Quella donna che è Maria la quale con il suo sì alla volontà di Dio, partorendo Gesù, Gli ha permesso di salvare l’uomo dal peccato e dalla morte.

La maternità di Maria, per opera dello Spirito Santo, è divenuta maternità divina. Il frutto benedetto del suo seno è Gesù, il Dio che salva, il Messia che fin dai tempi di Abramo era atteso e che ora si è fatto carne affinché tutte le genti siano benedette da quel Dio che nel Bambino di Betlemme ci ha mostrato il suo volto così che chi lo riconoscerà, a chi si lascerà incontrare da quel volto amorevole e misericordioso, sia concessa la pace!

Ecco perché questa sera ringraziamo per l’anno che si conclude e per tutti i benefici in esso ricevuti e anche per qualche sofferenza che comunque se vissuta con il Signore si trasforma sempre in occasione per sentire la Sua presenza amorevole e fedele. E mentre già vediamo l’alba del 2019 imploriamo il dono della pace celebrando da stasera e poi ancora domani la Giornata Mondiale della Pace che, 52 anni fa, fu istituita da San Paolo VI.

Da allora tutti i Papi hanno voluto in questa occasione indirizzare al popolo di Dio un Messaggio che quest’anno, Papa Francesco, ha intitolato così: “La buona politica è al servizio della pace”.

Se infatti è vero tutto ciò che ho detto fino ad ora.

Se è vero che Gesù è il Dio con noi che è venuto a salvarci dal peccato e dalla morte, che vuole essere la consolazione di Israele e di tutti coloro che dalla Sua nascita in poi hanno creduto in Lui e lo hanno accolto con gioia come Maria, come Giuseppe, come i poveri pastori di Betlemme …

Se la sua benedizione consiste nel concederci la pace – come abbiamo ascoltato nella prima lettura – allora i discepoli di Cristo non possono non avere come missione primaria quella di offrire a tutti la pace.

Una pace che deve essere offerta a tutti gli uomini e donne che sperano nella pace – scrive Papa Francesco – in mezzo ai drammi e alle violenze della storia umana. Una pace che sicuramente è dono di Dio ma che chiede anche a tutti gli uomini e donne di buona volontà, a partire da quanti sono impegnati in politica, da quanti ogni giorno si impegnano per il bene della polis, per il bene della casa comune che è la città, la nazione, il continente, il mondo, il creato intero … di essere costruita e custodita, giorno dopo giorno.

Sappiamo infatti che molto del nostro presente e del nostro futuro dipende dalla politica che oggi molti vedono come una cosa dalla quale disinteressarsi perché la si coniuga subito alla parola potere, corruzione, la si pensa come a una cosa sporca e a volte purtroppo – spiace ammetterlo – lo diventa … mentre invece, se presa sul serio, può diventare un modo altissimo e nobile di servire l’uomo, un modo che per grazia di Dio vediamo in molti dei nostri amministratori della cosa pubblica che ben contrastano ai tanti che invece vivono con stili e principi diversi. San Paolo VI scriveva: “Prendere sul serio la politica nei suoi diversi livelli – locale, regionale, nazionale e mondiale – significa affermare il dovere dell’uomo, di ogni uomo, di riconoscere la realtà concreta e il valore della libertà di scelta che gli è offerta per cercare di realizzare insieme il bene della città, della nazione, dell’umanità”.

Mentre ringraziamo dunque per quanto, anche attraverso una buona politica, è stato fatto in questo anno a favore dell’uomo e della casa comune, chiediamo che perché si affermi e si estenda la pace nel mondo tutti sentano e condividano la responsabilità politica che – scrive sempre Papa Francesco – “appartiene ad ogni cittadino, e in particolare a chi ha ricevuto il mandato di proteggere e governare. Questa missione – continua il Papa – consiste nel salvaguardare il diritto e nell’incoraggiare il dialogo tra gli attori della società, tra le generazioni e le culture. Non c’è pace – aggiunge – senza fiducia reciproca. E la fiducia ha come prima condizione il rispetto della parola data. L’impegno politico – che è una delle più alte espressioni della carità – porta la preoccupazione per il futuro della vita e del pianeta, dei più giovani e dei più piccoli, nella loro sete di compimento”.

Questa sera, invocando il dono della pace per la nostra umanità, chiediamo che l’uomo, ogni uomo, sia rispettato nei suoi diritti. Scriveva San Giovanni XXIII nell’Enciclica Pacem in terris già nel 1963: “Quando l’uomo è rispettato nei suoi diritti germoglia in lui il senso del dovere di rispettare i diritti degli altri. I diritti e i doveri dell’uomo accrescono la coscienza di appartenere a una stessa comunità, con gli altri e con Dio. Siamo pertanto chiamati a portare e ad annunciare la pace come la buona notizia di un futuro dove ogni vivente verrà considerato nella sua dignità e nei suoi diritti”.

Chiediamo che ciascuno, accogliendo il dono della pace che viene da Dio che desidera salvare l’uomo, converta il suo cuore e si apra – chiunque egli sia e a qualunque ceto appartenga – a tre dimensioni indissociabili di questa pace interiore e comunitaria che stasera per tutti invochiamo e per la quale tutti desideriamo impegnarci:

la pace con se stessi, rifiutando l’intransigenza, la collera e l’impazienza e, come consigliava San Francesco di Sales, esercitando “un po’ di dolcezza verso se stessi”, per offrire “un po’ di dolcezza agli altri”; la pace con l’altro: il familiare, l’amico, lo straniero, il povero, il sofferente …; osando l’incontro e ascoltando il messaggio che porta con sé; la pace con il creato, riscoprendo la grandezza del dono di Dio e la parte di responsabilità che spetta a ciascuno di noi, come abitante del mondo, cittadino e attore dell’avvenire.

Carissimi fratelli e sorelle, in nome di Dio, impegniamoci tutti a diffondere la pace che Gesù ha portato in terra per gli uomini amati dal Signore.

Certamente la politica della pace, che ben conosce le fragilità umane e se ne fa carico, potrebbe anche andare in crisi e lasciare la mano a una politica che crede di mettere a posto il mondo con la forza, con la negazione dei diritti altrui, con il non rispetto dell’altro e della sua libertà di pensiero e di religione.

Qualora tale tentazione prendesse o tentasse di prendere su di noi il sopravvento guardiamo con fiducia a Maria, alla Madre di Dio che oggi celebriamo, a Lei, Regina della Pace, che nel Magnificat a nome di tutti gli uomini ha cantato e canta: “Di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili … ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza per sempre”. Amen.

+ Mauro Parmeggiani

    Vescovo di Tivoli