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Lunedì, 31 Dicembre 2018 10:03

Omelia nella Solennità di Maria Santissima Madre di Dio 2019

Tivoli, Chiesa di Santa Maria Maggiore, Martedì 1° gennaio 2019

Carissimi fratelli e sorelle,

al termine di questi otto giorni nei quali con la Chiesa abbiamo prolungato la gioia del Natale, il Vangelo ci riporta alla mangiatoia di Betlemme dove i pastori, invitati dall’angelo, andarono senza indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino.

L’angelo del Signore aveva già detto loro chi fosse quel bambino: “Non temete –disse avvolgendoli di luce nella notte del Natale –: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia”. Avevano quindi già compreso chi fosse quel bambino così come lo sapeva bene Maria, che oggi celebriamo quale Madre di Dio.

Pastori e Maria rappresentano così per noi due modi diversi ma complementari di approcciarsi al mistero del Dio che si è fatto carne per noi e per annunciarlo con due stili diversi ma complementari tra loro e che questa sera chiediamo per noi.

Il primo stile è quello dei pastori che sono destinatari della buona notizia, del Vangelo annunciato dagli angeli perché il Vangelo inizi a circolare. Inizi a circolare la bella notizia che “Oggi vi è nato un Salvatore che è Cristo Signore!” (Lc 2,11).

I pastori sono persone marginali, poco colte ma è proprio da loro che parte il messaggio evangelico perché questa loro marginalità, questa loro pochezza intellettuale permette meglio di capire che ciò che stanno annunciando non è loro, non può essere inventato da loro, ma viene realmente da Dio!

Se ci pensiamo essi ci rappresentano.

Oggi certo siamo colti, sappiamo tante cose – o almeno crediamo di saperle … – ma proprio per questo facciamo fatica a comprendere un annuncio che ci trascende, che è così diverso dalla nostra esperienza quotidiana nella quale diamo per vero soltanto ciò che possiamo misurare, sperimentare, che scopriamo con le nostre sole forze umane, intellettive, scientifiche … Anche se più acculturati siamo come i poveri pastori di Betlemme che si trovano davanti ad un incontro che va oltre a ciò che sperimentano e vivono ordinariamente, l’incontro con il Salvatore che è sempre altro da noi, che non possiamo afferrare, possedere, che ci supera sempre, che supera sempre anche ciò che con la nostra ragione riusciamo a cogliere, a balbettare di Lui e del Creato. E i pastori lodano e glorificano Dio per ciò di cui sono stati testimoni, la loro gioia dice bene l’incontro tra le loro attese, le loro speranze e quanto Dio ha iniziato. Hanno incontrato un Salvatore inserito nella loro vita, che sa ridere e sa piangere, che è gioia per chi lo incontra e che, in questa normalità, realizza le parole dell’angelo. Non c’è autentica comunicazione della fede se non attraverso la gioia di chi l’ha vissuta. E la vive soltanto chi la incontra ponendosi con semplicità davanti a un Dio che entra nella nostra storia per riempire di speranza le nostre attese, per dare fiducia al nostro cammino, per accompagnarci quando le tenebre scendono intorno a noi.

Di questa comunicazione gioiosa della fede – come scrive il Papa in Evangelii Gaudium – abbiamo bisogno oggi più che mai!

Come i pastori, dunque, accogliamo con fede la gioia che viene dall’incontro con Colui che l’angelo ci presenta come il Salvatore.

Ma poi c’è l’atteggiamento di Maria.

Diverso da quello dei pastori ma, come dicevo, complementare.

Maria che “serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore”.

Il silenzio, la meditazione, il lento approfondimento rappresentano il compimento della lode dei pastori.

Il silenzio è lo spazio dove lo spirito può aprire le sue ali – scrive l’autore del Piccolo Principe –. E Maria nel suo cuore meditativo, davanti a ciò che vede, davanti ai pastori che riconoscono nel suo figlio il Salvatore perché gli è stato detto dall’Angelo, richiama i fatti dell’annunciazione, della nascita verginale, li pondera, li confronta e li attualizza. Le parole richiamate dalla sua mente e dal suo cuore non sono soltanto informazioni sui fatti ma anche modalità per una loro comprensione.

Per questa strada Maria poco a poco entra nel mistero di quel Figlio che generato dal suo grembo è però abitato da pensieri estranei all’uomo normale. Ogni genitore fatica a comprendere cosa ha un figlio in testa … immaginiamoci per un figlio che è il Verbo divino che si è fatto carne … Soltanto a Cana Maria arriverà a comprendere e a dire: “Quello che vi dirà, voi fatelo!”(Gv 2,5). E più tardi, sotto la croce, non dirà una parola ma starà lì, in piedi, in unione di amore e di dolore perché comprenderà che in quell’abbandono supremo del Suo Figlio alla volontà del Padre è rivelato tutto l’amore di Dio.

Parola e silenzio: dunque.

Sono i due livelli di ogni relazione e dicono sia l’accoglienza dell’altro che il comunicare con lui.

In particolare il silenzio non è assenza ma condizione di chi vuole comunicare con Dio.

Chi si lascia riempire dai rumori non può accogliere l’infinito, non può far spazio a quell’“oltre ciò che ci è noto”; il silenzio è ascolto della Parola che ci unisce al Padre, è ascolto della parola di vita, è ascolto della vita di tutti.

Iniziamo dunque questo anno 2019 sotto la protezione di Maria. Iniziamo sotto la sua protezione la seconda parte dell’anno pastorale 2018-2019 che, come saprete, ho voluto che in tutte le nostre parrocchie fosse dedicato all’ascolto di Dio, del prossimo, del mondo.

Impegniamoci dunque ad imitare la disponibilità di Maria nell’ascoltare, accogliere e assimilare la parola di Dio.

Illuminati dalla parola di Dio, come Maria e con lei possiamo accogliere la benedizione che garantisce la presenza del Signore che protegge, accompagna e dona la pace. La benedizione è segno di presenza e di protezione divina, è la garanzia che – nella prima lettura – il libro dei Numeri promette a chi segue la via del Signore e ne accoglie la Parola. Nella seconda lettura, la benedizione divina è precisata come frutto dello Spirito di quel Gesù che fa della nostra vita una vita di figli.

Superata ogni incertezza, Maria accompagna l’opera di Gesù a Cana indicando l’importanza di servire, sotto la croce vivendo e introducendo nella radicale donazione di Cristo abbandonato, nel Cenacolo sostenendo il cammino della Chiesa con la preghiera e accogliendo con gli Apostoli il dono della Pentecoste.

Con Maria, e con la Chiesa, questa sera, chiediamo anche per noi il dono dello Spirito Santo affinché sappiamo ascoltare ciò che Dio vuole operare nel nostro cuore e tramite noi nel mondo. E come i pastori, con gioia, andiamo e portiamo a tutti l’annuncio del Dio con noi accolto perché annunciato a noi e perché sulle orme di Maria ascoltato, meditato, contemplato, in quel silenzio dove soltanto può far sentire la Sua voce e la Sua compagnia, infondere pace e gioia e renderci autentici testimoni di quella comunione profonda con l’uomo, con ogni uomo e con tutti gli uomini che Gesù è venuto a realizzare nel suo Natale. Amen.

+ Mauro Parmeggiani

    Vescovo di Tivoli