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Lunedì, 04 Febbraio 2019 06:19

Omelia nella Festa della Presentazione al Tempio di N.S.G.C.

Tivoli, Chiesa di Santa Maria Maggiore, Sabato 2 febbraio 2019

Carissimi fratelli e sorelle,

a distanza di quaranta giorni dal Natale ci troviamo insieme per celebrare la Festa della Presentazione di Gesù al Tempio che, per volontà di San Giovanni Paolo II, da ormai ben più di vent’anni coincide con la Giornata per la Vita Consacrata. Una Giornata dove tutta la Chiesa rende grazie a Dio per il dono delle Consacrate e i Consacrati che hanno fatto spazio nel loro cuore al Signore, lo hanno accolto come luce che rischiara di senso la vita e si impegnano a portarlo nel mondo con la loro preghiera, vivendo la povertà, la castità e l’obbedienza; in poche parole con la loro testimonianza!

Nello stesso tempo, mentre rendiamo grazie a Dio per il dono della vita consacrata, con tutta la Chiesa oggi desideriamo intensamente pregare perché non manchino mai nuove e sante vocazioni religiose maschili e femminili e perché chi ha già pronunciato il proprio sì al Signore per questa via perseveri nel santo proposito.

Dicevo che questa Giornata si inserisce nella celebrazione della Festa della Presentazione di Gesù al Tempio.

Maria e Giuseppe, i genitori di Gesù, obbedienti alla Legge di Mosè, dopo quaranta giorni dalla nascita del loro figlio primogenito, pur sapendo che era il Figlio di Dio, lo portano al Tempio per offrire come prescriveva la Legge una coppia di tortore o di giovani colombe. Vanno per dire grazie a Dio per il dono che hanno ricevuto: Gesù!

E nel Tempio si realizza un incontro.

L’incontro tra Dio e il suo popolo, tra Colui che viene e coloro che, come Simeone e Anna, sono capaci di riconoscere e accogliere la sua presenza.

Il luogo dell’incontro è il Tempio. Il Tempio dove Zaccaria, il sacerdote a cui era apparso l’angelo per comunicargli la nascita del Battista, era rimasto muto non solo per la sua incredulità ma perché nel Tempio poteva e doveva risuonare una voce nuova. Non più quella del sacerdozio antico secondo l’ordine di Aronne, ma quella del Signore stesso, il vero sommo sacerdote, misericordioso e degno di fede, di cui anche nella seconda lettura – tratta dalla Lettera agli Ebrei – ci è stato detto.

Il sacerdozio antico, fatto di offerte di animali, di incenso, di sacrifici … tace, non ha più nulla da dire perché ora, nel Tempio, entra il Signore che realizza tutte le attese dei profeti. Che si fa Lui stesso – Gesù – sacerdote e vittima, sacerdote e offerta gradita al Padre per la salvezza del mondo.

Nella prima lettura Malachia aveva profetizzato questa venuta del Signore che il popolo cercava nel Tempio e si domandava: “Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire?” si pensava infatti a un Messia che sarebbe entrato nel Tempio con una gloria irruente, che metteva timore, che veniva per giudicare con terrore … E invece questo Dio che entra nel Tempio si presenta come un bambino, fragile, inerme … tanto che possiamo rileggere la domanda di Malachia: “Chi potrà sopportare il giorno della sua venuta?” in questo modo: “Chi sarà capace di riconoscere in quel fragile bambino il nostro Dio? Chi potrà riconoscere e accettare che la gloria di Dio entri attraverso un Bambino nel Tempio?

Noi sappiamo che quel Bambino sarebbe poi diventato il vero e perfetto sacerdote, che con la sua passione, morte e risurrezione … con il dono dello Spirito Santo frutto della sua Pasqua, avrebbe portato luce, speranza, salvezza al mondo e a tutti coloro che avrebbero creduto in Lui. Ma per farsi accogliere entra nel Tempio come un Bambino.

In altre parole la gloria di Dio che si manifesterà pienamente nel Mistero della Pasqua può entrare nel Tempio solo se, come si fa con un Bambino, ci sono braccia che lo portano e lo consegnano – quelle di Giuseppe e di Maria – e altre braccia che lo accolgono come quelle di Simeone che come abbiamo letto nel Vangelo di Luca: “Lo accolse tra le braccia e benedisse Dio” (Lc 2,28).

La gloria di Dio entra dunque nel suo Tempio e vi prende possesso soltanto consegnandosi!

Consegnandosi dapprima nelle mani di Simeone e Anna, poi in quelle dei peccatori che lo accuseranno e crocifiggeranno affinché possa espiare i peccati del popolo e venire in aiuto a coloro che subiscono la prova e tra questi anche a noi!

Comprendiamo dunque che la gloria di Dio che entra nel Tempio è la gloria dell’amore, della misericordia che si dona affinché tutte le genti siano illuminate.

All’inizio della processione abbiamo acceso le candele. Quando si accendono le candele una fiamma si comunica all’altra e progressivamente tutte le fiammelle delle candele si accendono. Così dobbiamo fare noi: accogliere la gloria di Dio che è il suo amore per noi. Farlo entrare in quel Tempio che è il nostro cuore. Accoglierlo tra le nostre braccia affinché ci illumini, ci scaldi, ci faccia sentire il Suo amore per poi espandere la luce che si è impossessata di noi e che abbiamo accolto. E come? Amando a nostra volta come Lui ci ama, servendo come Lui ci serve, perdonando come Lui ci perdona!

Cari amici, care Consacrate e Consacrati, quanto è bello sapere che tutti per il battesimo siamo stati amati da Dio, che la Sua gloria è entrata in noi e che a voi, Consacrate e Consacrati ha detto “amami, donati tutta o tutto a me e ai fratelli perché io ti amo e mi offro al Padre nello Spirito per te e per il mondo intero”! “Amami rispondendomi facendoti povero, casto e obbediente come sono stato Io nella mia vita affinché altri vedendoti e conoscendoti possano essere attratti dalla luce della fede, dalla luce della mia gloria discreta che non si impone ma si propone, che desidera essere accolta come un bambino tra le braccia forti e protettive di quel Simeone che attendeva il Messia proprio come tu – consacrata o consacrato – devi vivere nell’attesa dell’incontro finale e perfetto con Me, sperimentando già la gioia dell’incontro che ogni giorno hai e puoi vivere nell’ascolto della Parola, nella preghiera, nella partecipazione alla celebrazione dei sacramenti, vivendo anticipatamente quei consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza che mostrano in anticipo ciò che sarà la gloria del Cielo dove l’amore Trinitario ti basterà, non avrai più necessità di amare l’uomo o l’altro perché l’Amore di Dio sarà tutto in tutti e non ti serviranno nemmeno le ricchezze perché avrai già l’unica, sola e vera ricchezza che conta e che non si corrompe: la Mia visione, la visione di Dio”!

Cari Consacrati e Consacrate, vorrei ora chiedervi: ma voi vivete così?

La Chiesa vi è grata per ciò che siete e fate ma siete innanzitutto accoglienti nei confronti di Dio e testimoniate la Sua gloria in quel Tempio che è il mondo sapendo che la Sua gloria è la gloria di un Dio che per farsi accogliere si è fatto bambino, uomo con gli uomini, fino alle estreme conseguenze della morte per perdonarci i peccati e salvarci dalla morte eterna?

Potrebbero correre il rischio anche i Consacrati e le Consacrate, come tanti altri cristiani, come anche il sottoscritto, di perdere di vista il fine per cui viviamo.

Forse all’inizio del nostro cammino abbiamo incontrato qualcuno che ci ha trasmesso la fiamma della fede, dell’amore per la vita cristiana e consacrata come attesa obbediente dell’incontro finale e quindi vita di tensione amorevole verso Dio e i fratelli; ma poi le strutture nelle quali siamo entrati, i problemi della gestione delle opere, la mancanza di vocazioni e la rinuncia a voler convertire i nostri progetti apostolici adattandoli ad un tempo che cambia o anzi è già cambiato, ad esigenze diverse dal passato ci hanno reso stanchi e stanche, con meno slancio, ci hanno reso un po’ tiepidi e incapaci di accogliere ancora Cristo come un tempo e di consegnarlo a chi lo attende come fecero Giuseppe e Maria con Simeone e Anna, con freschezza, slancio, capacità di convinzione …

Che la giornata di oggi segni l’inizio di un ripensamento e di una conversione pastorale.

Chiediamo al Signore di essere per noi e innanzitutto per voi Consacrate e Consacrati novità continua.

Una novità che vi spinga a lasciare ogni sicurezza per obbedire solo a Lui e al Suo Vangelo per farvi sempre più vicini alla gente gratuitamente, non per interessi o tornaconti per le vostre singole comunità ma per la maggior gloria di Dio e delle anime. Chiediamo per tutti di farci più empatici con le persone, soprattutto con i giovani e le giovani per parlargli con la nostra vita, con la nostra gioia, non solo dei nostri fondatori e fondatrici, delle attività che facciamo o che facevamo un tempo …, ma per parlargli di Cristo e di come lo stiamo seguendo secondo un carisma, quello dei nostri fondatori, che la Chiesa ha riconosciuto come valido e che deve essere testimoniato da noi con freschezza e gioia che sono i segni più concreti della veridicità e validità anche oggi di un carisma che il Signore può anche suscitare per un tempo, per una determinata situazione, ma poi può pure non utilizzare più perché anche i carismi sono soltanto strumenti, se pur utili e preziosi, ma strumenti, per giungere all’incontro con Dio e testimoniarlo a chi cerca senso nella vita, a chi cerca gioia e felicità, bellezza e pace, in altre parole cerca Gesù!

In questa Giornata della Vita Consacrata quanti problemi desideriamo consegnare al Signore che si è consegnato a noi! Ma non perdiamo mai la fiducia che Lui che si è fatto incontrare da Simeone e Anna desidera farsi incontrare anche oggi da noi e non perdiamo mai la speranza che anche tramite noi, oggi, così come siamo – giovani o anziani, di recente fondazione o di antica fondazione – se saremo fedeli a Lui potremo far innamorare di Lui tanti altri che nelle nostre comunità troveranno non rifugio per le loro fragilità psicologiche ma un aspetto bello di quella vita apostolica, della vita cristiana che si vive insieme non per guardarsi dentro ma per guardare fuori, non per implodere ma per esplodere e diffondere la luce, la pace, la gioia e l’amore di Dio che per noi si è fatto carne e si è offerto sulla croce come candela che si consuma ma che mentre si consuma illumina e permette di camminare nel buio. Amen.

+ Mauro Parmeggiani

    Vescovo di Tivoli