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Mercoledì, 17 Aprile 2019 14:27

Omelia alla Santa Messa Crismale 2019

San Vittorino Romano, Santuario di Nostra Signora di Fatima, Giovedì Santo, 18 aprile 2019

Cari fratelli presbiteri,

anche quest’anno, accompagnati dal popolo di Dio che ci vuole bene e che ringrazio fin d’ora per la sua presenza, ci riuniamo con gioia intorno all’altare per celebrare il giorno natalizio del nostro sacerdozio ministeriale, per rinnovare le promesse fatte quando per mano del Vescovo siamo stati consacrati totalmente a Dio ad uno speciale titolo per annunciare a tutti la gioia del Vangelo e per consacrare a nostra volta i fratelli a Lui, attraverso il dono dello Spirito, che tramite i sacramenti partecipa la forza e potenza della Pasqua nel cuore di ogni credente. Per questo, tra poco, benediremo gli oli santi. Mi piace vedere in questa Eucaristia come una fonte dalla quale si diparte il grande fiume dell’organismo sacramentale, che attraverso il settenario dei sacramenti compagina, corrobora e accompagna il cammino della Chiesa nel tempo, inondandola della gioia pasquale: “Un fiume, i suoi ruscelli rallegrano la città di Dio, la più santa dimora dell’Altissimo” (Sal 46).

Riuniti in quella fraternità che deriva dalla comune consacrazione per la missione, salutiamo ed auguriamo ogni bene, innanzitutto, a coloro che in questo anno ricordano speciali anniversari. Essi sono: Padre Adam Blyszcz, CR; Mons. Angelo Gagliardi, Don Anacleto Giagnori, Don Marco Ilari e Don Paolo Lombardi – che celebrano il loro venticinquesimo –.

Don Mathieu Martial Meva, Don Yvon Mbungia Eleko e Don Didi Tarmedi, SDB che ringraziamo per la collaborazione che prestano in alcune delle nostre parrocchie e che ricordano i primi dieci anni di presbiterato. E salutiamo con affetto Don Daniele Masciadri che per la prima volta partecipa da presbitero a questa Messa Crismale.

In questo giorno non vogliamo poi dimenticare nella preghiera i confratelli che dallo scorso Giovedì Santo hanno terminato la loro corsa terrena. Sono Don Franco Pelliccia e Don Patrick Miller, dell’Arcidiocesi di Varsavia, collaboratore della Parrocchia di Cineto Romano, e che a soli 37 anni di età, nei giorni immediatamente successivi al Natale, è morto in un tragico incidente stradale. Il Risorto doni loro di godere della gioia dell’eterna Gerusalemme!

Quest’anno presiedo questa liturgia con una veste in parte nuova. Come sapete dal 19 febbraio scorso il Papa ha unito le Diocesi di Tivoli e di Palestrina “in persona episcopi” nominandomi Vescovo anche di quella Diocesi con l’invito a formare preti e laici delle due circoscrizioni ecclesiastiche insieme, la possibilità di trasferire i sacerdoti da una Diocesi all’altra, insomma iniziare un progressivo cammino pastorale in spirito sinodale verso l’unità. Molti di voi mi hanno fatto gli auguri. Sicuramente questo nuovo servizio mi impegna maggiormente. La famiglia da amare e servire è più numerosa e il territorio sul quale rendermi presente più ampio. Mentre vi ringrazio vorrei però anche ricordare che questo compito di camminare insieme ci riguarda tutti e questo per dare maggiore efficacia all’opera di evangelizzazione che uniti: presbiterio, Vescovo, consacrati e consacrate, fedeli laici, tutti saremo chiamati a svolgere in spazi più ampli. È vero, abbiamo già tanto da fare nelle singole realtà a noi affidate. Ma la missione della Chiesa è una ed in essa il presbiterio e il Vescovo devono muoversi insieme – nella medesima Chiesa alla quale apparteniamo e nella quale nessuno è un libero professionista nella propria parrocchia né un libero battitore … in giro per il mondo –. Muoversi insieme sotto la guida e l’indirizzo del Vescovo di Roma per la missione, per staccarci sempre più dagli ormeggi sicuri del culto per sentirci ed essere inviati al mondo, nel mondo, per il mondo: pro mundi vita!

A tal proposito desidero fin d’ora parteciparvi ufficialmente che, accogliendo la proposta del nostro Consiglio Presbiterale, i direttori e responsabili degli uffici pastorali delle due Diocesi si troveranno insieme il 16 maggio prossimo al Centro di Spiritualità di Nostra Signora del Cuore di Gesù in San Bartolomeo (frazione di Cave) mentre, l’11 giugno – i soli presbiteri – saranno convocati qui dalle 9,30 in poi, per un incontro a porte chiuse nel quale celebreremo l’Eucaristia, ci presenteremo gli uni gli altri e pranzeremo insieme per iniziare a conoscerci e stabilire quel necessario rapporto umano oltre che sacramentale per una efficace missione.

La missione sarà inizialmente forse un po’ difficile ma – anche fidandomi della volontà del Successore di Pietro – sono sicuro che porterà frutti inaspettati per la nostra famiglia presbiterale e cristiana.

Certamente siamo mandati nel mondo e il mondo oggi ci fa più paura di ieri. Pare essere più indifferente a Dio, quando lo cerca spesso lo cerca per vie che prescindono dalla Chiesa e a volte ritenendo che una via sia uguale all’altra senza sapere che Dio si è rivelato in Gesù Cristo, quel Cristo in cui crediamo e che predichiamo. Le sfide di questa nuova epoca ci paiono più grandi di noi, anche noi spesso ci sentiamo e – ammettiamolo pure – siamo impreparati ad ascoltare il mondo e a comprenderlo per entrare in dialogo con esso. Il nostro ministero poi subisce forti attacchi da fuori e anche da dentro la Chiesa. Ci saranno sicuramente alcuni presbiteri fragili, che sbagliano, o che addirittura sono corrotti e sono giustamente da ridimensionare, curare o addirittura dimettere dal loro stato. Ci saranno sicuramente alcuni presbiteri clericali, prepotenti, insuperbiti nell’esercizio del loro ministero e verso quanti ad essi si accostano ancora per i più svariati motivi. Ci saranno anche preti che accarezzano più gli onori e i titoli di questo mondo che il conseguire un giorno la corona di gloria che il Signore Risorto darà ai servi buoni e fedeli del Vangelo. Ma vorrei dire con forza al nostro popolo qui presente con la speranza che la mia voce giunga a tutti coloro che abitano le nostre terre, che molti ma molti di più sono coloro che, pur con i loro limiti, ogni giorno in silenzio, senza clamori, con grande sacrificio e generosità, lieti per il loro ministero servono Dio e il suo popolo ascoltandolo, standogli accanto, annunciandogli il Vangelo non soltanto con le parole ma con la carità e con la preghiera che giunge anche là dove le nostre opere non arrivano.

Cari miei amati sacerdoti, coraggio! E uniti, questa mattina, ripuntiamo il nostro sguardo verso Colui che ci ha chiamati e ci chiama. È lì il vero problema che sottostà a tutti i peccati della Chiesa: non avere costantemente puntato su Dio il nostro sguardo. Ripuntiamo lo sguardo a Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei re della terra.

Su di Lui, come abbiamo ascoltato nel Vangelo, si è posato lo Spirito del Signore Dio. Si è realizzata la profezia di Isaia ascoltata nella prima lettura. Lui è il Messia mandato a “portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore”. Lui è Colui che è venuto per recare un lieto annunzio per i poveri, per i cuori spezzati, per tutti gli umili e gli oppressi. La Sua opera consiste in questa liberazione dai peccati e dalle oppressioni, nel ridare a tutti gli uomini la dignità e la libertà dei figli di Dio, che Lui solo può comunicare.

E questa liberazione che con il battesimo Lui vuole comunicare a tutti – lungi da me voler alzare uno steccato tra presbiteri e fedeli laici – l’ha comunicata in maniera specialissima a noi nonostante noi. Sì ci ha chiamati per continuare la Sua opera nel mondo dove ci manda garantendoci la Sua unzione, la Sua presenza ed assistenza continua, affinché il nostro ministero anche se a volte appare fallimentare, porti frutti con quei piccoli passi, con quella pazienza, anche con quella capacità di marcire e morire tipica del seme che deve passare da quell’esperienza per portare frutto.

Nella seconda lettura tratta dal libro dell’Apocalisse di San Giovanni Apostolo, abbiamo ascoltato come il Risorto, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei re della terra si presenti alle sette Chiese dell’Asia Minore e quindi a tutta la Chiesa e alla Chiesa di tutti i tempi e quindi anche a noi. Il Risorto è punto di riferimento oggettivo per tutti coloro che credono in Lui e fonte di beni definitivi che Dio intende concedere. Il Cristo, infatti, è stato nella sua vita terrena il testimone di Dio poiché ha offerto agli uomini la rivelazione della propria esclusiva conoscenza di Dio; ma soprattutto, dopo lo scandalo della croce, con la sua risurrezione egli è stato dimostrato credibile ed è divenuto la prova vivente dell’intervento definitivo di Dio che salva. Ed è degno di fede proprio perché primogenito dei morti, ossia generato nella risurrezione come primo di molti fratelli, primizia di vittoria per tutti coloro che aderiscono a Lui. Ed è principe dei re della terra perché ha assunto il potere universale, è colui che regge le sorti del cosmo, nonostante le prepotenze di molti sovrani terreni ai quali possiamo attribuire anche oggi vari nomi.

Noi, a Lui, dobbiamo sempre guardare. In Lui dobbiamo sempre sperare. A Lui dobbiamo continuamente affidare la nostra vita e quella della Chiesa!

L’autore dell’Apocalisse scrivendo a una comunità in crisi per aiutare le persone che condividevano la sua fede cristiana a rimanere fondate in Gesù Cristo, invitava ad alzare lo sguardo verso Colui che ora regna glorioso e detiene il potere.

Anche a noi oggi rivolge questo invito! Non perdiamo la bussola, non perdiamo lungo il nostro cammino questo riferimento ultimo ma nello stesso presente nella nostra storia che è il Risorto, che è l’agnello immolato ma ritto in piedi che siede sul trono, ossia ci difende e protegge da ogni male e dalla morte.

Davanti a queste affermazioni la comunità di ascolto dell’Apocalisse, la Chiesa riunita nel momento liturgico, dà una risposta che vorrei che oggi fosse la nostra. Di noi, presbiteri, e con noi del nostro popolo. La risposta che non è mai assunta completamente ma che vorrei tanto che ogni giorno interiorizzassimo sempre più ascoltando con le orecchie del cuore l’amore che Dio ha avuto ha ed avrà eternamente per noi. È l’ammissione solenne che il Cristo risorto “ci ama”, ci lega a sé da sempre e per sempre. Con il battesimo fa sì che siamo tutti appartenenti al Padre di Nostro Signore Gesù Cristo, ci sentiamo “un regno” chiamato a condividere con Cristo la funzione di mediazione e di salvezza, la corresponsabilità attiva di collaborare con il Risorto per fare della storia il regno di Dio.

Cari amici, per il nostro bene e per il bene delle nostre comunità, non distraiamoci mai e non permettiamo mai che nessuno dei nostri fratelli si distragga dal guardare al Cristo glorioso che celebreremo nell’ormai imminente solennità pasquale! Egli è il trascendente – viene sulle nubi – ma è anche “il presente”, l’immanente nella nostra storia, cioè “era”, “è” e “viene”!

E se comprendessimo di averlo perso di vista, di non riconoscerlo più, convertiamoci! Battiamoci il petto. Anche coloro che hanno eliminato Gesù dalla storia, per l’autore di Apocalisse potranno riconoscerlo, ammettere di aver sbagliato, ma battendosi il petto potranno continuare a sperare di essere salvati e con questa speranza che è certezza potranno perseverare nella fedeltà a Lui e nell’annunciarlo con opere e parole, ascoltando e dialogando empaticamente con ogni uomo e donna del proprio tempo.

Oggi – non è la prima volta che lo dico – non è più il tempo delle predicazioni alle masse. Oggi è il tempo della predicazione dialogante con ogni singola persona. Anche i giovani – che sono i grandi assenti nelle nostre comunità – hanno necessità di questo a tu per tu, di quell’ascolto che fa bene a loro ma anche a noi troppo ancorati ancora a quelle nostalgie del passato, a quei linguaggi ed atteggiamenti tipicamente clericali o quanto meno troppo ecclesiali che tengono a distanza e non ci permettono di comprendere l’evolversi del mondo, della storia, della cultura … affinché sentano che anche in loro vive Colui che è il primo e l’ultimo, l’alfa e l’omega, la a e la zeta di una serie omogenea che è la nostra vita dove Lui è presente e vicino sempre, dall’inizio alla fine!     

Cari fratelli proseguendo nella nostra celebrazione con il nostro popolo e sostenuti da esso rendiamo grazie e ripartiamo da questa Eucaristia uniti e gioiosi, innamorati di Cristo che da stasera celebreremo nell’atto più grande del suo amore: la Pasqua! Se vivremo così alla nostra Chiesa non mancheranno nemmeno le vocazioni al sacerdozio per le quali vi chiedo di pregare insistentemente e quotidianamente perché come è stato per noi anche per altri giovani possa accadere di ricevere quel grande dono che è il presbiterato a servizio di Dio e del suo popolo.

Maria Santissima e il suo sposo Giuseppe, modelli di come si ascolta la Parola e la si mette in pratica, intercedano sempre per noi. Amen.

 + Mauro Parmeggiani

                                                                                     Vescovo di Tivoli e di Palestrina