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Sabato, 22 Giugno 2019 10:16

Omelia alla Santa Messa del Corpus Domini e Mandato ai Ministrai straordinari della Santa Comunione

Tivoli, Chiesa di San Biagio Vescovo e Martire, Domenica 23 giugno 2019

Carissimi fratelli e sorelle,

celebriamo la festa del Corpo e Sangue di Cristo durante la quale conferirò per la prima volta o rinnoverò a molti tra voi il ministero straordinario della Santa Comunione, ossia darò voce a quel comando di Gesù che abbiamo ascoltato nel Vangelo: “Voi stessi date loro da mangiare!”. Comando che Gesù ha dato ai suoi discepoli, che dà ad ogni cristiano a partire da noi presbiteri ma dà anche ai Ministri straordinari della Santa Comunione inviandoli tramite il mio ministero ai tanti soli, anziani, malati che vi attendono nelle loro case e nei luoghi di sofferenza presenti nelle nostre comunità. Comando che dà anche a tutti coloro che ricevendo il Suo Amore nell’Eucaristia sono in tal modo come naturalmente spinti a diffondere Amore; che cibandosi di quel pane che è Cristo sono invitati a portare la fragranza, il profumo di quel pane che è Lui stesso spezzato, dato per noi e per tutti, ai tanti che consapevoli o meno consapevoli sono affamati di Verità, di Amore, di Eterno!

Quante volte noi diciamo vado a fare la comunione quando invece è Cristo che ci viene incontro per sfamarci e saziarci di sé affinché sempre più trasformati in Lui, come “ostensori viventi” sappiamo donarci a Dio e al mondo con totalità!

Questa sera in questo contesto liturgico vorrei fermarmi a riflettere con voi sul Vangelo appena proclamato.

Siamo al capitolo 9 del Vangelo di Luca. I Dodici tornano dalla missione alla quale erano stati mandati da Gesù, raccontano tutto quello che hanno fatto e Gesù li invita a ritirarsi un po’ con sé in disparte, a riposarsi … Tuttavia le folle vennero a saperlo e lo seguirono. E Gesù “le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure”. Gesù accoglie ma subito dopo i discepoli gli si avvicinarono per dirgli: “Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta”.

Gesù accoglie e i discepoli congedano!

Mi piacerebbe tanto che pensassimo per un attimo da che parte ci collochiamo in questo Vangelo?

Siamo come autentici discepoli di Gesù tra coloro che accolgono? Ci sentiamo parte della folla che cerca Gesù e ha bisogno di essere accolta? Oppure ci sentiamo tra coloro che congedano?

Certamente tra l’atteggiamento accogliente di Gesù e quello dei suoi discepoli che congedano c’è un grande contrasto.

Gesù gradualmente fa allora comprendere loro, come fa comprendere a noi stasera, che occorre convertirci.

Dice innanzitutto una parola: “Voi stessi date loro da mangiare”.

Ossia fa capire che anziché congedare coloro che ci chiedono pane, pane materiale ma anche il senso da dare alla vita e che lo si può trovare soltanto in Cristo che è morto e risorto per noi e ci ha lasciato la sua reale presenza nell’Eucaristia, occorre accogliere il bisogno di chi viene a cercarci e cercando noi viene a cercare Gesù. Occorre dunque ascoltare, accogliere il bisogno, prendersene cura in prima persona! Ma l’accoglienza richiede una consegna di tutto se stessi. Quella consegna che è richiesta a tutti i cristiani, a tutti noi che tra poco portando in processione l’Eucaristia per le strade della nostra città diremo il nostro desiderio di consegnarci con Cristo a tutti affinché tutti si sentano accolti da Lui.

Quella consegna che è richiesta a noi preti che celebrando ogni giorno l’Eucaristia non possiamo limitarci al rito – anche se ben fatto, secondo le norme liturgiche … – ma dobbiamo coinvolgerci in esso consegnando noi stessi, ciò che abbiamo e siamo, anche se poco, ai fratelli perché quelle parole “Questo è il mio corpo dato per voi, questo è il mio sangue sparso per voi e per tutti” non rimangano parole ma siano riempite dal desiderio reale ed appassionato di donarci con Cristo al Padre e con l’aiuto dello Spirito Santo ai fratelli.

Quella consegna che è richiesta a voi, cari Ministri straordinari della Santa Comunione, che non siete dei portatori speciali dell’Eucaristia, cristiani con il patentino per portare da un posto all’altro l’Eucaristia … ma siete chiamati a consegnarvi a chi chiederà il vostro servizio per portare nella sua casa, nella sua infermità, nel suo non più potersi relazionare con gli altri, il Corpo di Cristo che si consegna, si spezza, si dona per accogliere tutti nel Suo Amore e siete chiamati a far ciò consegnando tutto voi stessi a loro: il vostro tempo, il vostro servizio disinteressato, l’ascolto attento anche se vi ripeteranno le stesse cose, la vicinanza discreta ma concreta nei momenti di necessità che vanno al di là del momento della comunione da portare ma richiedono coinvolgimento nella vita di coloro ai quali porterete il Corpo di Gesù e di capacità di coinvolgimento amoroso verso di loro da parte di tutta la comunità ecclesiale che vi manda. Non sarete, infatti, dei “liberi battitori” o degli aiutanti dei ministri ordinari dell’Eucaristia che hanno tante altre cose da fare … ma dei veri e propri “coinvolgitori e coinvolgitrici” – passatemi questi termini – dell’intera comunità cristiana a partire da noi preti. Comunità che sempre deve pensare, accogliere ed aiutare tutti coloro che non sono più in grado di partecipare alla Mensa del Signore.

Accogliere vuol dire dunque consegnare qualcosa di sé. Quel qualcosa che non è soltanto materiale ma va ben oltre. I discepoli quando Gesù disse loro “Voi stessi date alla folla da mangiare!” compresero che gli stava chiedendo qualcosa di più del solito ma erano ancora fermi alle cose materiali. Cosa possiamo dare? – si chiedevano – se abbiamo solo cinque pani e due pesci? Certamente stavano passando dal non accogliere alla logica del dare, al dovere di prendersi cura dell’altro ma non sapevano fare di più che dire: dato che abbiamo solo cinque pani e due pesci, bè possiamo andare noi a comprare da mangiare per tutti …

Ma Gesù chiede loro, come chiede a noi stasera, di andare più in profondità. Più alla radice. Di passare, cioè, dall’andare a comprare al condividere ciò che si possiede.

Ciò che noi discepoli di Gesù abbiamo è ben poca cosa davanti a una moltitudine di gente che anche oggi come ieri è stanca, sfinita, affamata di senso, di speranza, di gioia … tuttavia se quel poco che noi abbiamo siamo disposti a donarlo totalmente, se mettiamo tutto a servizio di Dio e dei fratelli: la gente, quanti incontreremo nei nostri vari servizi ecclesiali ma anche semplicemente nei luoghi dove si svolge la vita, potranno ricevere tutto ciò di cui hanno bisogno.

Il vero calcolo che ciascuno di noi deve fare non è se è tanto o poco ciò che ho ma se con Cristo sono disposto a donare a Lui e ai fratelli tutto, totalmente! E se saremo in grado di fare questo sarà come donare tutta la nostra vita. E così comprendiamo come cambia il significato del “Date loro voi stessi da mangiare!” che diviene  “non soltanto preoccupatevi di loro, di quanti hanno fame di Dio, di ascolto, di vicinanza empatica, di amicizia …”, no, ma: “date loro la vostra stessa vita!”.

Cari amici, sarebbe troppo facile, in questa festa del Corpus Domini, fermarci soltanto a contemplare la presenza reale di Gesù nelle specie del pane e del vino consacrati. Questa festa, invece, ci chiede di riconoscere nell’Eucaristia quel corpo e sangue di Cristo che dobbiamo innanzitutto diventare noi come Chiesa che richiede però, per tutti noi, un passaggio dal congedare all’accogliere, dall’accogliere al prendersi cura, dal prendersi cura al donare se stessi!

Non si può celebrare l’Eucaristia né la si può portare per le strade né la si può portare a chi non può più partecipare all’assemblea domenicale se non accogliamo l’invito di Gesù: “Fate questo in memoria di me” per divenire nel mondo Sua memoria vivente.

Chiediamo al Signore di essere capaci di lasciarci amare, curare, accogliere da Lui. Sì, anche noi possiamo porci dalla parte della folla che lo cerca.

Chiediamogli poi non soltanto di essere tra quanti nel deserto del nostro mondo, della nostra cultura che pare essere senza Dio, che pare ignorarlo, confida nel suo gesto di amore: prendete e mangiate, prendete e bevete … prendete e accogliete il mio Amore per voi … ma chiediamogli di essere tra coloro che desiderano collaborare con l’offerta di tutto se stessi a sfamare l’uomo che ha fame di senso e di eterno, ha fame di Dio anche quando ormai sempre più spesso, nell’era di internet, nell’era dei tanti messaggi deviati e devianti non sente più la fame di Dio nel suo cuore.

In questa sera preghiamo dunque per tutti noi, preghiamo per i presbiteri ministri ordinari dell’Eucaristia e per questi Ministri straordinari della Santa Comunione che desidero ringraziare per il loro impegnarsi a camminare con Cristo sulle strade degli uomini donando se stessi con Lui. E infine chiediamo al Signore che non manchino mai nella Chiesa e nel mondo uomini capaci di ripetere quel “Fate questo in memoria di me” che Cristo ci ha lasciato nella notte in cui fu tradito affinché l’uomo avesse fino al giorno dell’incontro finale con Lui il Suo amore, la Sua accoglienza, la Sua compagnia eucaristica nel viaggio della vita. Amen.

+ Mauro Parmeggiani

 Vescovo di Tivoli e di Palestrina