Stampa questa pagina
Domenica, 09 Agosto 2020 08:13

Omelia nella Solennità di San Lorenzo diacono e martire

Tivoli, Basilica Cattedrale di San Lorenzo Martire, Lunedì 10 agosto 2020

Signor Sindaco, illustri autorità, sacerdoti, diaconi, fratelli e sorelle nel Signore!

Pur se con le limitazioni giustamente imposteci per evitare il contagio da Coronavirus, celebriamo anche quest’anno la Solennità di San Lorenzo diacono e martire, patrono principale della Città e Diocesi di Tivoli.

Da questa Cattedrale a lui dedicata giunga pertanto a tutti i sacerdoti, i consacrati e le consacrate, le comunità parrocchiali, le aggregazioni laicali, agli amministratori della cosa pubblica, alle forze dell’ordine, alle istituzioni civili e militari e agli uomini e alle donne di buona volontà che vivono nelle nostre terre un augurio e l’assicurazione del ricordo nella preghiera. Ricordo e preghiera che oggi, nella solennità di San Lorenzo, che tesoriere della Chiesa di Roma del III secolo diede tutti i beni di quest’ultima ai poveri pur di non cederli ai funzionari dell’Imperatore Valeriano durante una delle più cruente persecuzioni cristiane, si fa più intensa specialmente per i poveri – vecchi e nuovi – e sempre più numerosi anche a causa della pandemia che ci ha colpito.

Sull’esempio di Lorenzo, che pur di salvare i poveri accettò di morire martire per Cristo, anche noi proponiamoci stasera di seguire nella nostra vita la logica del chicco di grano che ci è stata presentata nel Vangelo. La logica cioè di chi, pur piccolo come un seme, pur limitato come siamo tutti noi, deve tuttavia sapere che porta dentro di sé una energia vitale stupenda. Sì ciascuno di noi deve essere consapevole che proprio perché creato a immagine e somiglianza di Dio ha in sé potenzialità stupende; che come il chicco di grano che se cade in terra e muore produce molto frutto, così anche noi se come Lorenzo sappiamo morire a noi stessi per gli altri, per il bene comune, per il bene della Chiesa e dalla società, abbiamo in noi potenzialità immense da condividere. Ne sono testimonianza tutte le opere che l’uomo ha compiuto nei secoli e continua a compiere nei campi della scienza, della tecnica, dell’intelligenza, dell’arte, della bellezza, della generosità e solidarietà, nell’amore!

Certamente, molti uomini sono stati capaci e sono capaci anche oggi di abbassarsi a compiere le azioni più ignobili possibili, ma non dobbiamo mai disperare. L’uomo se ricorda di essere ad immagine di Dio e si sforza, almeno tende a vivere secondo l’immagine di Dio impressa in lui dal Creatore, sarà sempre in grado di morire a se stesso e diffondere intorno a sé vita e luce. Come Dio Creatore e Padre, anche l’uomo sarà capace sempre di generare vita, cultura, bellezza, gioia!

Certamente, per fare questo, l’uomo, come il chicco di grano, come Lorenzo di cui ancora oggi rendiamo grazie a Dio per la sua testimonianza di amore generoso e di vita donata per Dio e per i fratelli, deve saper cadere in terra per morire e quindi, successivamente, germogliare, crescere e fruttificare. Deve cioè incarnarsi, legarsi a un tempo e a un luogo nel quale vive e accettare di spendersi, sacrificarsi, offrirsi e dimenticarsi per portare gioia a quel mondo lì – a partire dai più poveri – e trovare così anch’egli la gioia che viene dal seguire le orme di quel Maestro, Gesù, che per primo, per salvarci dal peccato e dalla morte ha condiviso le sorti del suo popolo, ha dato se stesso per tutti sulla croce, ha accettato di cadere nella terra, ha accettato di morire – Lui, l’uomo/Dio – per poi risorgere per sempre!

Cari fratelli e sorelle, il Vangelo di questa sera e l’esempio di San Lorenzo ci fanno dunque comprendere che la sapienza del seme, così come deve essere la nostra sapienza umana, non sta tanto nel piacere al mondo o nella soddisfazione dei propri bisogni. Lì non si trova vita, così come non si trova vita nel possesso, nel dominio ma si trova vita soltanto nell’obbedienza e nella fedeltà, nel dono e nel servizio. Poiché la vita è possibile conservarla solamente amando! Ci si trova perdendosi, vivendo da “scentrati” ossia ponendo il nostro centro non tanto in noi stessi ma in Dio e quindi protendendoci verso gli altri; verso coloro che incontriamo ogni giorno: in famiglia, in comunità, nella città, nel lavoro e così via …

Tuttavia questo sbilanciamento di amore verso gli altri non deve mai farci dimenticare che siamo tutti chicchi caduti da una spiga, chicchi provenienti da quella spiga che è Dio Creatore e Padre. Non dobbiamo mai dimenticare che le potenzialità di amore e donazione da sviluppare grazie al sì della nostra libertà sono state poste nel nostro cuore piccolo da Lui!

Quando l’uomo dimentica questo – come purtroppo è accaduto e ancora accade –, l’uomo va incontro a drammi di portata enorme e a volte con conseguenze nefaste per intere generazioni.

Noi cristiani di oggi siamo chiamati a vivere purtroppo in uno di questi tempi. Nel tempo che già Federico Nietzche definì della “morte di Dio”. Non perché Dio sia morto ma perché noi viviamo come se Lui non esistesse.

Pensiamoci soltanto per un attimo. Siamo nell’epoca in cui difendere un uomo o un animale sono pressoché la stessa cosa, parliamo e pensiamo al bene dello Stato in chiave anti-personale e anti-comunitaria. Anche l’economia non la si concepisce più come attività umana funzionale al completamento del disegno sull’uomo. Salvare l’ambiente – cosa certamente importante – è spesso considerato alla stregua del salvare l’uomo. In parole più semplici e chiare: quando togliamo Dio dalla nostra vita, anche se continuiamo a dirci cristiani più per tradizione che per convinzione, noi manchiamo di considerare l’uomo – che Dio ha voluto al centro della creazione fatto a Sua immagine e somiglianza – così come deve essere considerato. E non rispettando più l’uomo stesso, ci condanniamo a un’autodistruzione perché non sappiamo più riconoscere le potenzialità che abbiamo in noi come poste in noi da Dio, lasciamo prevalere la logica umana dell’egoismo e della sopraffazione, accettiamo di cedere alla logica nefasta del mi salvo io e poi vediamo …, del vivo io e lascio che i più deboli, le vite non nate, gli anziani che sono di peso alla società … muoiano. Lascio che la famiglia sia attaccata da tutte le parti e che mi sia impedito addirittura, in nome di una falsa idea di libertà, di proclamare ciò che è vero, che la famiglia naturale è fatta da un uomo e una donna – e non la duplicazione della stessa figura – uniti insieme per aprirsi al dono della vita! Non si permette – senza assolutamente voler discriminare nessuno –, di esprimere la propria opinione di cristiani limitando di fatto la libertà personale, le scelte educative, il modo di pensare e di essere, l’esercizio di critica e di dissenso.

Come cristiani non possiamo non fare come il chicco di grano del Vangelo, come Lorenzo non possiamo non morire a noi stessi per dare vita al mondo! Ciò che oggi ci fa male è l’incapacità di testimoniare con i fatti e con le parole la Verità che illumina l’uomo, quella verità che è Dio stesso!

Lo diciamo anche ora. Ma poi è talmente forte l’influsso culturale nel quale viviamo, il timore di esporci per ciò che dovrebbe essere essenziale per noi, che tale influsso rischia di farci cadere e rassegnare all’indifferenza. Per cui dico: bè il mondo va così e quindi mi adeguo pensando che chi non si adegua sia retrogrado, incapace di leggere la storia e la cultura che avanza. Ma – mi domando –: avanza veramente? Senza Dio né l’uomo né la cultura – che è ciò che fa l’uomo – può avanzare veramente. Perché soltanto Dio è amore, Lui ci ha creati e noi veniamo da Lui e se prescindiamo da Lui siamo destinati a dimenticare quell’immagine da Lui impressa per sempre in noi che ci rende pieni di potenzialità, di amore vero, puro, generante e trasformante l’umanità che ci circonda. Un amore costruttivo perché creativo. Capace di pensare in maniera altruistica e di soccorrere autenticamente chi è povero di tutte le povertà possibili: vecchie o nuove che siano!

San Lorenzo ci spinga dunque a ricordarci che siamo figli di Dio, pieni di tesori da donare per arricchire gli altri e nello stesso tempo a dare un significato e gioia alla nostra esistenza. E ci stimoli a vivere una vita cristiana non per tradizione o perché abbiamo sempre seguito dei riti che hanno messo il nostro cuore in pace con Dio prescindendo poi in concreto da ogni richiesta di coerenza tra fede e vita. Ma ci aiuti a vivere sapendo riconoscere che Dio Creatore e Padre viene prima di tutto, che è Lui il solo a dare senso all’esistenza rendendola ricca e utile agli altri. Che solo con Lui e per Lui siamo capaci di amore vero e saremo così costruttori della civiltà dell’amore. Amen. 

+ Mauro Parmeggiani

 Vescovo di Tivoli e di Palestrina