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Sabato, 15 Agosto 2020 15:34

Omelia al termine dell'Inchinata 2020

Tivoli, Basilica Cattedrale di San Lorenzo Martire, Venerdì 14 agosto 2020

Carissimi fratelli e sorelle,

siamo ormai giunti al termine di questa Veglia di preghiera dove – forse per la prima volta in tanti secoli ? – Tivoli non ha visto passare per le sue strade, in questa notte vigilia dell’Assunta, l’Immagine del Santissimo Salvatore che ogni anno ci ha ricordato come Lui sia passato e passi per la nostra storia per condurci a contemplare la Sua gloria, la gloria che ha ricevuta dal Padre che lo ha amato prima della creazione del mondo.

Se non abbiamo potuto svolgere la processione come gli altri anni sappiamo tutti il motivo: la pandemia che ci ha duramente colpiti, che temiamo possa tornare, che ci ha resi vulnerabili e ci ha fatto comprendere la nostra fragilità.

Quest’anno più che mai, dunque, abbiamo necessità di sentir dire da Gesù al Padre: “Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato – cioè noi – siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria”. Siano cioè in Dio, in quella che deve essere la mèta ultima della nostra vita, per il conseguimento della quale, stasera, nella fede, rinnoviamo insieme il desiderio. Desiderio che quella gloria che Cristo ci ha meritato con la Sua croce e la Sua risurrezione sia anche la nostra, così come lo è già per la creatura più bella dell’umanità, la Beata Vergine Maria che domani celebreremo Assunta in Cielo in anima e corpo! Partecipe cioè di quella gloria che sarà un giorno anche per noi.

Nei giorni della pandemia, ma anche nei giorni che ci attendono e nei quali sappiamo che attraverseremo ancora molte difficoltà – se non sanitarie, sicuramente economiche e comunque sempre segnati dall’egoismo dell’uomo – abbiamo e sentiremo paura. Sì l’uomo ci è apparso fragilissimo. È fragile come è fragile il mondo … E rendendoci conto di questa nostra fragilità possiamo avere due reazioni: o deprimerci, smettere di sperare, abbandonarci ad un oggi piatto e rassegnato. Oppure continuare a sperare perché Cristo ci assicura la gloria, la vita eterna e dunque prepararci come sentinelle, ritte in piedi e non ripiegate su se stesse, all’incontro con la gloria che ci ha procurato con la sua passione, morte e risurrezione.

Una gloria che Gesù ha chiesto per tutti e non soltanto per qualcuno nella preghiera sacerdotale pronunciata nella notte in cui fu tradito. Una preghiera al Padre per tutti: per i suoi contemporanei, per chi è stato prima di Lui e per chi sarebbe venuto dopo e quindi anche per noi e anche per coloro che ancora devono nascere e che potranno conoscere Gesù soltanto attraverso la nostra testimonianza.

Una gloria che non è umana ma che ci è data perché tutti siamo uno!

Come ne sentiamo la necessità, eppure non riusciamo ancora a vivere nell’unità, cioè a servizio gli uni degli altri …!

La gloria di Gesù non è orgoglio ma gloria che glorificato dal Padre ha condiviso con noi venendoci incontro per servire, per condividere con noi ciò che produce questa gloria entro la quale vuole condurci.

E tale gloria consiste nell’essere introdotti nell’unità, che viviamo come se fossimo una cosa sola, come il Padre e il Figlio sono una cosa sola.

Siamo dunque chiamati questa sera alla speranza perché nonostante tutto ci è promessa la gloria, l’entrare cioè in quell’unità tra il Padre e il Figlio che non è indistinzione ma piuttosto inabitazione reciproca dove Dio resterà altro da noi eppure noi saremo in Lui e Lui in noi. Questa unità rispettosa dell’alterità ma nello stesso tempo esperienza di intimità grandissima tra Dio e noi, noi e Dio è l’essenza dell’amore. In fondo l’amore vero è una avventura infinita di conoscenza di sé e dell’altro, di sé nell’altro e dell’altro in sé. Ed è questo mistero della vita di Dio al quale noi stasera aspiriamo affinché tutto ciò che facciamo abbia un senso. Dio è trino e uno. Sono tre Persone che rimanendo tre sono realmente una cosa sola e noi siamo destinati lì.

Tra poco imploreremo Misericordia. Perché in quell’amore perfetto, in quella gloria che ci ha ottenuto Cristo con la sua Pasqua possiamo entrare soltanto vivendo fin d’ora di nostalgia d’amore e facendo continuamente l’esperienza del perdono di Dio.

Figli di questo mondo fragile, impaurito, povero, diviso, malato, dove la logica dell’amore soccombe spesso davanti alla logica dell’egoismo, dove si pensa di risolvere tutto senza Dio riducendoci così a non amare nemmeno l’uomo sua creatura e nostro fratello, a rafforzare leggi già contro la vita rendendole ancora più accessibili e facili da mettere nelle mani dei giovani come è stata la recente possibilità concessa all’improvviso di utilizzare la pillola RU 486 – la pillola del giorno dopo – per procurare l’aborto senza nemmeno l’assistenza di tre giorni in ospedale, senza la possibilità di far riflettere su scelte così deleterie per l’animo umano tanto che il 70% dei medici si è dichiarato obiettore di coscienza, ampliando a nove settimane il tempo per assumere tale nefasta pillola, quando cioè ormai il feto è sicuramente vita umana. Figli di questo mondo dove come ha ricordato più volte il Papa ci si preoccupa più di un punto che scende in borsa che dell’uomo che muore sulla strada … noi implorando la Misericordia di Dio ed esprimendo la nostra speranza di giungere in Paradiso, impegniamoci a vivere con coerenza il Vangelo, a non soccombere allo spirito del mondo e guardando al Cielo ma camminando con i piedi per terra impegniamoci tutti a trasformare il mondo seminando l’amore che sarà perfetto quando saremo perfettamente uno con Dio nella gloria. Amen.

+ Mauro Parmeggiani

 Vescovo di Tivoli e di Palestrina